Voto

7

È più facile disinnescare residui bellici delle bombe che la vita sgancia improvvisamente. È questa la sottile (ma non troppo) metafora che attraversa il nuovo film di Carine Tardieu, Toglimi un dubbio, presentato alla Quinzaine des Réalisateurs dell’ultimo Festival di Cannes. Una storia di padri e figli che, come nel gioco degli specchi, si allarga, moltiplica, complica fino a implodere su se stessa, scoperchiando una verità semplice nella sua complessità.

L’artificiere Erwan (François Damiens) è abituato a scavare nella sabbia della Bretagna per scovare ordigni sepolti, e quando scopre che suo padre non è il suo vero padre reagisce come reagirebbe di fronte a una bomba: osserva, analizza, cerca il modo migliore per agire e reagire. Con l’estrema razionalità di un professionista non crolla di fronte all’esplosione, ma si muove con calma (apparente) fino a conoscere il suo nuovo presunto padre Joseph Levkine (André Wilms), con il quale instaura con naturalezza un rapporto complice senza mai dimenticarsi di Bastien (Guy Marchand), l’uomo che lo ha cresciuto.

Il mondo del film è prettamente maschile, con quel modo di dire le cose senza dirle davvero e senza tanti giri di parole. Erwan si destreggia tra cose non dette, cose capite e cose affrontate senza capirle fino in fondo. Le donne fanno da sfondo a questa storia di paternità, entrano in sordina e risentono di questo mondo maschile che le ha assorbite.

In questa moderna “saga degli Atridi” tra padri e figli, nuovi amori, infedeltà coniugali e nascite, prevale l’amore. Un amore totale che rompe le barriere dei legami di sangue, che emerge dagli affetti più profondi e spazza via le convenzioni. La famiglia, anche quella di un piccolo paesino della Francia, non è mai banale e Toglimi un dubbio la indaga nella sua complessità, mescolando con ritmo calmo e verosimile ironia e dramma. fino ad approdare alla dolcezza di una commedia che punta sui sentimenti.

Giorgia Sdei

Potrebbero interessarti: