1. Uno, due, tre

Se la prima stagione mostrava la metamorfosi di Randall (Sterling K. Brown), Kevin (Justin Hartley) e Kate (Chrissy Metz), la seconda ne mostra le cause scatenanti: i fratelli soffrono l’abbandono e l’incapacità di sentirsi adeguati alla vita e ognuno di loro metabolizza questa condizione in maniera differente. Randall cerca l’approvazione dei genitori adottivi primeggiando nello studio. Kevin non ha mai avuto bisogno di attenzioni particolari da parte dei genitori, ma il loro amore non esplicito ha segnato in lui un vuoto emotivo che si è tramutato in rabbia, incapacità di rapportarsi agli altri e insicurezza sul piano umano e professionale. Stordirà la sua fragilità scegliendo la stessa strada intrapresa dal padre: la tossicodipendenza. Kate, eterna seconda, viene offuscata dalle vittorie dei suoi fratelli e dalla bellezza della madre Rebecca (Mandy Moore). Troverà nel fidanzato Toby (Chris Sullivan) la spinta per superare i propri traumi. Se tutte e tre le introspezioni risultano interessanti, quella di Randall emerge nettamente, offuscando da un lato la storia di Kevin, che è il personaggio più vicino al pubblico di oggi, dall’altro quella di Kate, che rappresenta le frustrazioni femminili in una serie in cui scarseggiano le quote rosa.

2. Pac-Man

Il concetto di vita viene riassunto attraverso la metafora in Numero Tre: come in Pac-Man, i fantasmi a volte diventano concreti e devono essere affrontati di petto, altre volte, invece, la vita offre delle ciliegie con cui diventare più forti e combattere le incertezze con la forza della resilienza. Le ciliegie non sono altro che gli atti d’amore, con i quali si può sconfiggere qualsiasi debolezza. Ma il virtuosismo dimostrato dai personaggi, per quanto nobile e universale, risulta inverosimile, in quanto l’esito a cui si assiste è sempre e solo positivo e contornato da estremo pathos e sentimentalismo.

3. I randagi

Ruota di scorta apre la sotto trama di Toby, Becca (Susan Kelechi Watson) e Miguel (Jon Huertas). I tre personaggi sono succubi dell’egocentrismo della famiglia Pearson, troppo concentrata su se stessa per notare i soprusi che infliggono all’esterno, come nell’episodio Vegas, Baby. Un atteggiamento morigerato che entra in cortocircuito con la mancanza di rispetto nei confronti degli outsider della famiglia.

4. Harvard Vs. Howard
 

This Is Us affronta con raffinatezza il tema della consapevolezza afroamericana, incarnato da Randall: durante l’intera stagione si alternano momenti di riflessione, come l’adozione a patto che venga istruito sulla sua identità, alla scelta del college. In particolare Sempre lì affronta il tema del razzismo latente attraverso il trattamento discriminatorio della madre di Rebecca nei confronti del piccolo. Nonostante i buoni propositi sulla profondità del contenuto, lo sviluppo risulta poco approfondito e risolto frettolosamente. Staremo a vedere nella terza stagione.

5. Alla fine, tutti quanti dormono allo stesso modo

La prima stagione sfruttava la metafora del “cerchio dell’esistenza” di Kevin per rappresentare l’influenza esercitata dal passato sul futuro. La seconda stagione aggiunge a questo cerchio la ciclicità, definita da Randall “Deja vu”, in onore dell’adolescente adottata. Il filo conduttore tra passato e futuro è la memoria, che rievoca il ricordo e lo attualizza nel presente, influenzando il passato. Randall rivede in Deja il proprio passato, in quanto entrambi condividono la ricerca delle proprie radici. Il ciclo di deja vu si compie attraverso il dolore della perdita, che accompagna la maternità, la fratellanza e la formazione di un essere umano: la vita è una sequenza che si ripete.

Daniela Addea

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