Voto

7.5

J. (Rhys Fehrenbacher) è un adolescente americano che non è ancora pronto a decidere il proprio genere sessuale. In accordo con i medici, sceglie di mettere pausa alla sua pubertà, assumendo degli ormoni che tuttavia col tempo possono causare delle complicazioni. Dopo due anni di cure e terapie, è arrivato il momento di essere determinati: cambiare sesso o rimanere un uomo.

Affezionatosi all’idea di abitare in due il proprio corpo, J. si fa addirittura appellare al plurale (They, appunto) da genitori e conoscenti, che appaiono sensibili ed educatamente comprensivi nei confronti della sua causa. Nel corso di un fine settimana, il ragazzo rinsalda il rapporto con la sorella maggiore, da tempo assente, e simpatizza con il suo affabile fidanzato iraniano. La condivisione familiare e la certezza di poter contare su qualcuno rendono J. aperto alle confidenze e mostrano allo spettatore un’intimità quotidiana e fragile.

Nonostante il dramma sembra nascondersi continuamente dietro l’angolo, la pellicola della regista iraniana Anahita Ghazvinizadeh insiste su un ritmo morbido e cadenzato, senza vendere la narrazione alla banale descrizione di un dramma. J. appare abitudinario e delicato, sensibile come le piante di cui si prende cura ogni giorno e, come quelle, protetto in una serra che contiene entrambi i suoi generi.

They ha la capacità di affrontare con rispetto tematiche di spessore, e lascia che le questioni esistenziali maturino senza fretta: la quiete della periferia, un gattone pigro e una soffitta impolverata sono scampoli del mondo di J. che sollecitano lo spettatore a comprenderne i pensieri. Forte di un utilizzo del long take privo di sbavature e spesso riproposto, la regia si avvale di una fotografia che, senza troppi sforzi, riesce naturalmente a conquistare lo spettatore.

Agnese Lovecchio

Potrebbero interessarti: