Voto

6

Liberarsi dai fasti del passato e innovarsi può essere difficile. Per quanto ben studiato e prodotto, Combat Sports, il nuovo album dei The Vaccines uscito lo scorso 30 marzo, è ancora strettamente legato al sound di un passato musicale che sembra aver esaurito la sua freschezza. Nonostante i cambi in formazione – il nuovo batterista Yohann Intoni e l’ex-turnista Timothy Lamhan alle tastiere – abbiano alimentato in questi anni la speranza in una svolta verso rotte più impegnate, la band londinese finisce invece per avvicinarsi a sonorità di più facile consumo.

L’opening track Put It On A T-Shirt promette divertimento all’ascoltatore e dona un’atmosfera anni Ottanta ai primi minuti del disco. Segue il trascinante singolo I Can’t Quit, squisitamente radiofonico. You’re Love Is My Favourite Band stringe la mano a un dance-pop orecchiabile, mentre Maybe (Luck of the Draw) recupera gli arpeggi surf in una veste più attuale, preludio alla sussurrata Young American, dolce e cullante. Dai sospiri del lento al ritmo travolgente di Nightclub e Out In The Streets, passando per le appiccicose melodie di Take It Easy e Someone To Lose, arriva l’organo di Rolling Stones a chiudere il sipario.

I brani si susseguono in modo lineare, rilassando e divertendo con un’atmosfera indie molto dance friendly; ma è proprio questa facilità d’ascolto a deludere le orecchie più esigenti. Fra tanto passato e poca incisività, il disco si perde nel clima da college party che rimanda ancora una volta l’appuntamento dei The Vaccines con la svolta artistica.

Riccardo Colombo

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