Voto

7

Un decennio fa, in patria, venivano definiti gli eredi naturali degli Oasis e, insieme ai newyorkesi Strokes, segnarono gli anni 2000 con il loro trasandato e poco sobrio indie rock.

La reunion e il terzo album, in questo caso, non servono per trovare una consacrazione già raggiunta. E infatti Anthems for Doomed Youth è la prova – se così vogliamo definirla – meno consistente del repertorio della band londinese.

Gunga Din, Iceman e Heart of the Matter sono i brani che rappresentano al meglio questo scazzatissimo ritorno, a cui però manca qualcosa. Non di certo personalità, quella non è mai mancata a Doherty, Barat e compagni. Si tratta di maturità? You’re My Waterloo ne fa intravedere un barlume, ma il minimo indispensabile. Forse allora non si tratta nemmeno di maturità; e che cosa manca? Sinceramente, non lo so. Ed è proprio questo il punto di forza dell’album e dei Libertines stessi.

Anthems for Doomed Youth è un inno per tutti coloro che si sentono un po’ incompiuti, ma che intravedono la luce in fondo al tunnel. Se poi questa luce dovesse essere la maturità tanto agognata, lo scopriremo solo alla fine.

Christopher Lobraico

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