Voto

6

Dal 21 al 28 Settembre Milano è stata teatro di “Le vie del cinema”, manifestazione che prevedeva la proiezione in quattordici sale cinematografiche di 42 dei film presentati alla 72a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e dei Pardi premiati al 68° Festival del film Locarno. L’evento ci ha offerto l’opportunità di assistere in anteprima nazionale alla proiezione di The Danish Girl, in uscita in Italia da Febbraio 2016: un’occasione da non perdere.

Il regista premio Oscar Tom Hooper fa all-in: Eddie Redmayne e Alicia Vikander come garanzia di qualità, la tematica portante – il primo tentativo di cambiamento di sesso all’inizio degli anni Venti – è più che mai attuale e la storia in sé indurrebbe chiunque alla commozione.
Lo spettatore, però, oltre a dover gestire la carica emotiva, deve armarsi di santa pazienza; la pellicola di fatto procede lenta e la vicenda viene presentata nei minimi dettagli, nulla è lasciato all’immaginazione: la sceneggiatura non punta su sguardi carichi di frasi non dette, ma preferisce l’esternazione di ogni singolo sentimento, mentre la regia è piatta e banale. La credibilità ne risente.

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L’inverosimiglianza si percepisce anche e soprattutto all’interno del dramma personale del protagonista Einar/Lili, che viene edulcorato oltre ogni limite dalla mancanza di un vero rifiuto da parte della società, indifferente verso una scelta di vita considerata all’epoca una follia. Davvero nessun amico avrà mai lanciato uno sguardo di disapprovazione? Nessun conoscente o familiare? Un mondo senza pregiudizi e malizie pare, purtroppo, un’utopia troppo lontana, inutile negarlo. Einar/Lili è, per di più, a tratti addirittura irreale: l’immane dolore fisico provocato dalle operazioni atte al cambiamento di sesso si riduce a una singola nottata di sofferenza e a pillole da assumere quotidianamente.

“Occasione sprecata” si potrebbe pensare; eppure The Danish Girl si salva in calcio d’angolo e porta a casa un risultato più che dignitoso grazie alle interpretazioni dei protagonisti, che lasciano tutti senza fiato. È straordinario il lavoro del premio Oscar Redmayne, totalmente calato nel ruolo grazie a movenze fluide e delicate, pose ricercate, espressioni civettuole, occhiate seducenti e curiose verso un mondo che viene da lui scrutato come fosse la prima volta. Ancora più sorprendente Alicia Vikander, attrice non protagonista e nonostante ciò vero fulcro della vicenda; messa sullo sfondo dai continui primi piani di Einar/Lili, l’interprete buca comunque l’obiettivo e sposta i riflettori su di sé, sul dramma di una donna forte e intraprendente ostacolata dalle circostanze, di una moglie che pensa di aver perso un marito e un uomo che, al contrario, sta cercando di recuperare identità e vita. Il risultato è semplicemente sensazionale, e non ci stupiremmo nel veder consegnare un Oscar grazie a The Danish Girl; Redmayne o Vikander, questo è il dilemma.

Anna Magistrelli

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