In breve: E gira tutto intorno alla staaaanzaaa


L’artista entra nello spazio scenico (un quadrato bianco allestito sul palco della Triennale di Milano con il pubblico disposto sui quattro lati) con fare scanzonat
o, indossando bermuda e canotta da runner coronati da un paio di calzini di lana piuttosto brutti: cammina sulla diagonale del quadrato avanti e indietro, accorciando sempre più il percorso, fino ad arrivare a roteare su se stesso tenendo come perno il centro della scena per i successivi quaranta minuti.

Durante questa rotazione continua, il gioco di luci sincronizzato ai gesti minimi delle sue braccia crea simpatiche illusioni di ombre, che sembrano muoversi autonomamente come onde, intensificando il senso di trance e alienazione nel pubblico. L’effetto per chi assiste è infatti simile al pendolo dell’ipnotista: a un certo punto la mente si libera totalmente e sembra uscire dal corpo. L’ulteriore incremento di questo stato è apportato dall’ingresso delle luci che vanno a giustificare il titolo Chroma: l’intreccio dei tre colori primari tinge l’artista come una tavolozza, mentre la sua ombra crea al suolo un disegno quasi geometrico che ricorda i quadrati di Mondrian (il rimando al pittore è mosso anche dalla precisione matematica e quasi schizofrenica adottata dal performer nell’esecuzione della pièce).

Protagonista e creatore di Chroma è Alessandro Sciarroni, artista con un background piuttosto singolare: sostiene di essere arrivato per caso alla creazione di coreografie, partendo da un’esperienza decennale come attore iniziata per gioco. Prova in carne e ossa di come una mente brillante possa emozionare il pubblico, forte solo della fede nelle proprie idee e del coraggio di portarle fino in fondo.

Curiosa anche la scelta del sottotitolo, Don’t be frightened of turning the page, quasi a elevare questa rotazione coraggiosa ed estrema a gesto catartico, necessario per passare oltre e proseguire nel percorso della vita. Pensiero tra l’altro non troppo distante da ciò che ha ispirato l’artista per la creazione di quest’opera, ovvero le migrazioni degli animali: studiando gli spostamenti sia dei pesci che dei volatili ha notato come negli stormi il movimento preponderante sia proprio quello rotatorio, e da qui ha dato inizio allo studio di una tecnica che gli permettesse di ruotare all’infinito senza stramazzare al suolo.

Un esempio di performance ben riuscita: forte, coraggiosa e coinvolgente, eseguita con tensione e intenzione crescenti. Nel finale sceglie di tornare umano e riavvicinarsi al pubblico: rallenta la sua interminabile rotazione fino a quando, una volta fermo, sorride radioso e compiaciuto agli spettatori, un attimo prima del buio totale.

Giada Vailati

Potrebbero interessarti: