Voto

6

Chiamato a trasformare Sicario (2015) di Denis Villeneuve in una trilogia per il suo esordio hollywoodiano, Stefano Sollima si confronta una sfida difficile, e sceglie di affrontarla con gli strumenti della serialità che ha già dimostrato di saper usare con maestria.

Come in una serie televisiva, infatti, in questo secondo capitolo tornano i caratteri del primo, come la fotografia livida e la colonna sonora ringhiante, e fanno da ponte tra i due film: se da un lato Sollima riprende lo stile di Sicario, specialmente nelle panoramiche aeree e nell’uso della soggettiva, dall’altro spoglia la sua opera di quell’aria metafisica che caratterizzava il lavoro di Villeneuve. E, ancora, se Sicario giocava con gli stilemi di genere filtrandoli attraverso uno sguardo d’autore, Soldado è un racconto che abbraccia totalmente il genere: un crime teso e duro come nella tradizione di Gomorra – La serie, i cui richiami emergono specialmente nelle sequenze d’azione.

Tuttavia, la sceneggiatura di Taylor Sheridan non funziona: cerca invano di aggrapparsi a un tema politico, spostando l’accento dalla lotta al terrorismo successiva all’11 settembre al tema delle migrazioni e del traffico di esseri umani, ma rimane schiacciata proprio dal meccanismo seriale. Tra l’azione diluita e il finale che sacrifica coerenza e coraggio per guadagnare un nuovo capitolo della saga, Soldado finisce per essere la più debole delle storie di frontiera firmate da Taylor Sheridan.

Francesco Cirica

Potrebbero interessarti: