Voto

7

La campagna, tre fratelli e del vino. I cliché da film francese non mancano. E se si aggiungono una lungimirante fotografia paesaggistica e lenti ritmi narrativi dettati dallo scorrere stagionale del tempo, il gioco è fatto.

Dopo il successo de L’appartamento spagnolo, Cédric Klapisch torna nelle sale per raccontare la storia di tre fratelli che, scoprendosi adulti, ritroveranno inaspettatamente i propri legami familiari scomparsi nel vigneto di casa grazie a una passione comune: il vino.

Il regista rende gli elementi scenografici parte fondante della storia, che scandiscono il tempo e si integrano ai personaggi, i quali maturano all’interno di un micro spazio temporale, dando vita a una metafora ben evidente: proprio come il processo di invecchiamento del vino, anche l’uomo ha bisogno di tempo per maturare. La forte personalità registica è affiancata, però, da una scrittura a tratti affannosa, incapace di tenere il passo della regia, e che scade spesso nella prevedibilità, nell’eccessiva tragicità e in una drammaturgia poco frizzante.

Le interpretazioni di Ana Girardot e Pio Marmai, poco ispirato rispetto alla collega, appaiono convincenti; bocciato invece il doppiaggio italiano, che svaluta la qualità contenutistica dell’opera di Klapisch.

Fabrizio La Sorsa

Potrebbero interessarti: