Lo scorso 21 ottobre 2015 Jimmy Kimmel Live! stava andando in onda come qualsiasi altra sera, quando la trasmissione venne interrotta inaspettatamente dall’arrivo della macchina del tempo DeLorean, che trasportava con sé Marty McFly e Doc Brown direttamente dal ventesimo secolo, causando generale sgomento nel pubblico statunitense.

Per chi non sapesse a cosa rimandino i nomi sopracitati: no, non siete finiti per sbaglio sul sito di Mistero. Vi siete imbattuti in un articolo dedicato a Ritorno al Futuro, trilogia cinematografica atemporale datata 1985 che ha segnato più di un’intera generazione.

La saga si concentra sui viaggi nel tempo dell’accoppiata de facto Marty McFly, ruolo che ha reso celebre Michael J. Fox, e “Doc” Emmett Brown, interpretato dal poliedrico Christopher Lloyd. Tutto comincia con lo scienziato pazzo dai capelli in piedi che chiede al giovane protagonista di registrare un proprio esperimento sul viaggio spazio-temporale negli anni d’adolescenza dei genitori di Marty: dovrà aiutarli a innamorarsi per evitare che lui e i suoi fratelli smettano di esistere. 

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L’intreccio è semplice e in quegli anni di film incentrati sul tema del viaggio nel tempo non ne mancano (Terminator datato 1984 e Peggy Sue si è sposata dell’86), ma il successo di Ritorno al Futuro sta tutto nell’atmosfera nostalgica e “casalinga”. Impronta data già dall’ideazione della storia: nasce da un evento personale dello sceneggiatore Bob Gale che, rovistando in soffitta, si era imbattuto nei vecchi diari scolastici di suo padre. E chi non si è mai chiesto almeno una volta nella vita: “Mia madre sarà stata quella Mary Sue che professa di essere? Avrei stretto amicizia con i miei se avessimo frequentato le scuole assieme?” O semplicemente: “Come si sono conosciuti i miei genitori?” Domande comuni solo in apparenza, che incuriosiscono subito il regista Robert Zemeckis. Da questa accoppiata Gale-Zemeckis, vincente quanto quella protagonista delle pellicole, nasce il cult

La forza del film sta nella vivacità della storia e nell’assenza di pretese pioneristiche o di ricerche di significati universali. Una comicità genuina: intrattenimento puro e semplice, con un pizzico di umanità che fa innamorare lo spettatore dello strambo Doc Brown, nostalgico favolosamente illuso, e dello spigliato Marty, che affronta nientepopodimeno che i suoi stessi genitori con la disinvoltura dei vent’anni.

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Ma in tutta questa leggerezza, un insegnamento di fondo arriva comunque, quasi per sbaglio, riassunto dal videomessaggio lasciato da Doc proprio il 21 ottobre scorso: “Il futuro è qualsiasi cosa tu ne costruisca, quindi costruiscilo bene.” E se un ragazzo “normale” come McFly riesce a modificare il corso della propria storia ancora prima di nascere semplicemente perché prova davvero a farlo, tutti hanno la stessa possibilità.  Questo è il motivo per cui le storie di Ritorno al Futuro non sono mai vicarie universali, ma sempre intime e personali: sistema prima te stesso, e poi preoccupati di salvare il mondo. E probabilmente è proprio per la mancata comprensione di questo banale messaggio che Marty e Doc rimarranno delusi una volta atterrati al Jimmy Kimmel: niente macchine volanti, niente pace mondiale e solo tanti selfies per “documentare i fatti importanti”. Cosa abbiamo combinato in tutti questi anni? Doc sostiene che l’intelligenza umana sia stata staccata dalle macchine e Biff regni sovrano, ma per questa volta i suoi calcoli sono sbagliati; la realtà si avvicina più all’intraducibile e semplice “Hey doc, 2015 kinda sucks” di Marty.

Un consiglio spassionato per tutti: godetevi Ritorno al Futuro senza troppe macchinazioni, abbandonatevi a un evergreen che, proprio come la DeLorean, attraversa le generazioni conservando il proprio fascino nello spazio e nel tempo.

Gloria Venegoni

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