Voto

3

Coronando la parabola discendente avviata nell’ultimo decennio, l’ottantasettenne Clint Eastwood firma un prodotto di scarsa qualità: l’indagine intorno all’ideale eroico – che il veterano regista porta avanti ormai da lungo tempo in relazione alla vocazione bellica e reazionaria della sua recente filmografia – converge nella ricostruzione di quanto avvenuto il 21 agosto 2015, quando tre turisti americani riescono a sventare un attentato terroristico a bordo di un treno diretto a Parigi.

La scelta di ricorrere ai veri protagonisti dell’azione, chiamati a interpretare se stessi, non risulta efficace e la loro scarsa esperienza scenica inficia gravemente la rappresentazione, già compromessa da una costruzione drammatica pressoché inesistente. La messa in scena del mancato attacco terroristico, infatti, è maldestramente intervallata dalla ricostruzione dell’infanzia e dell’adolescenza dei tre ragazzi – impegnati per buona parte del film in un gran tour europeo stracolmo di cliché –, in una progressione temporale che non riesce a creare alcuna tensione narrativa né attesa nello spettatore.

L’insistente ricorrenza dell’atto di scattare selfie suggerisce forse un goffo tentativo di riflessione intorno allo statuto delle immagini attualmente in circolazione, ma con risultati assai lontani da quelli conseguiti dalla medesima operazione in Flags of our fathers (Eastwood, 2006).

Giorgia Maestri

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