1989. L’hard rock sfrenato dei Guns N’ Roses e dei Motley Crue spopola. Manca ancora qualche anno alla rivoluzione estetica e stilistica che il grunge porterà nel panorama musicale internazionale. Una sorta di strana quiete prima della tempesta

Il venticinquenne Leonard Albert Kravitz è diventato padre della piccola Zoë da appena un anno – che qualche decennio dopo ritroveremo nel cast di Mad Max: Fury Road e di Big Little Lies -, a cui dedicherà la ballad Flower For Zoë nel successivo Mama Said (1991). Dopo un passato da onnivoro musicale, Kravitz è in procinto di pubblicare il suo primo album solista, che lo consacrerà come la next big thing del rock and roll.

Un esordio commercialmente passato in sordina (debuttò soltanto alla sessantunesima posizione della Billboard 200), ma che lo rese una delle personalità più accattivanti per la critica: abituata ormai al feroce mix di punk rock ed heavy metal in voga in quel periodo, accolse lo stile retro come una boccata d’ossigeno.

Let Love Rule ebbe il merito di saper alternare sapientemente psichedelia, blues, soul e quanto di più glamour si potesse trovare nel rock all’epoca, attirando l’attenzione di grandi estimatori come Prince – amico storico di Kravitz -, David Bowie e Tom Petty, per il quale aprirà i concerti dopo un tour nei club.

Dieci tracce stese su un tappeto sonoro funk dalle sfumature elettriche, in cui spiccano la title track – cavallo di battaglia ventennale dei suoi concerti – e Mr. Cab Driver, un’ironica trasposizione della discussione che Kravitz ebbe con un tassista in merito aa razzism e discriminazione. A quasi trent’anni dall’uscita, Let Love Rule rimane uno dei pochi esordi memorabili di una generazione in costante evoluzione.

Christopher Lobraico

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