“You know I just don’t get it
Last year I was nobody
This year I’m sellin records
Now everybody wants to come around like I owe em somethin’”

Benvenuti nella “Slim Shady Mecca”, dove un giovane white trash biondo platino di Detroit è passato dall’essere nessuno a essere il re dell’hip hop. Dopo lo sfrontato successo del triplo disco di platino The Slim Shady LP (1999), Eminem si ripresenta con un album così ricco e complesso da renderlo uno dei migliori lavori del nuovo millennio. Per quanto l’ensemble riprenda in molti passaggi quello che ha fatto la fortuna del capolavoro precedente, The Marshall Mathers LP si dimostra molto più divertente e, a tratti, inquietante.

I brani si districano con elasticità, in un’alternanza di atmosfere malinconiche e melodrammatiche, passando attraverso siparietti demenziali e filastrocche sboccate; perfetta rappresentazione dell’apparente disturbo dissociativo d’identità dell’autore. Lo stesso sound, che solitamente riveste il ruolo di tres d’union in un album così corposo, si ritrova a slittare tra il brillante e il melodico, il lento e il funk tendente all’r&b a tal punto che ci si potrebbe ballare sopra. In realtà, ciò che colpisce di The Marshall Mathers LP è la complessità del testo: l’MC raramente utilizza lo stesso schema di rime e cambia agilmente stile vocale, persino nello spazio di un verso (prima su tutte è la delirante Criminal), proclamando protagonista assoluta la sua voce, a tratti clownesca, poi intimista e poi ancora più affilata della lama di un coltello. Eminem è indubbiamente dotato di una grande – e macabra – immaginazione che, abbinata alle sue doti dialettiche, crea una macchina perfetta, alimentata a humor e veleno, in rotta di collisione a una velocità incontrollabile con il tempio dell’ hip hop.

Tra la critica c’è chi ha interpretato il lavoro di Eminem come una sterile provocazione volta unicamente a sfruttare l’ira degli outsider, che siano colleghi o parenti, e a conquistare il pubblico senza molti sforzi artistici. Ma c’è troppa rabbia in The Marshall Mathers LP perché si tratti solo di una strategia acchiappa-fan. Questo album è un diario, è lo sfogo rappato di un ragazzino perennemente umiliato, cresciuto da una madre tossicodipendente che poi lo denuncerà per i versi aggressivi a lei dedicati. Il lavoro di Eminem degenera fino alla cascata di bile riservata a Kim, la madre di sua figlia Hallie, che l’autore trasforma nella star della fantasia omicida più famosa e inquietante della storia del rap, dall’impatto tanto potente da suonare più come una straziante canzone d’amore che una minaccia di morte.

Non c’è spazio per la noia e la banalità nel capolavoro del famoso Slim Shady, che prende in ostaggio l’orecchio dell’ascoltatore rivelandosi un talento furioso e carismatico, un rapper sfrontato divenuto la voce di una generazione.

Giulia Tagliabue

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