Il 14 Settembre avrebbe compiuto 32 anni. Come tanti, è andata via troppo presto, proprio quando c’era bisogno di un fenomeno come lei in un panorama musicale intorpidito.

Back to Black è una pietra miliare, un album essenziale di cui purtroppo – e in molti – si sono accorti troppo tardi. Il 30 Aprile 2007, quando uscì l’album che ha riportato in voga il soul prendendosi tutti i rischi del caso – anche grazie a un produttore come Mark Ronson – e che non cercava di essere ruffiano nei confronti di chi, nostalgico, preferisce continuare ad ascoltare vecchi classici, l’R&B è risorto dalle proprie ceneri come una fenice; una fenice, ahimé, destinata presto a tornare cenere.
Un soul che in realtà era semplicemente un mezzo per veicolare l’animo punk di Amy; da Rehab a Back to Black, fino a Love Is a Losing Game e Tears Dry on Their Own cinguetta sgraziatamente come se fosse il John Lydon del soul.

Back to Black era per Amy, e anche per noi, il suono del mondo che ci cade addosso, a cui facciamo fronte con rabbia, rassegnazione e, solo alla fine, indifferenza. “Se per caso cadesse il mondo, io mi sposto un po’ più in là”; ma l’impatto lo senti, eccome se lo senti. Buon compleanno Amy, anche se in ritardo. Tanto a te, di certo, non sarebbe interessato.

Christopher Lobraico

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