Voto

7

Ricordate quando, in Sweating Bullets (Countdown to Extinction, 1992), Dave Mustaine ci raccontava la storia del vortice di confusione generato nella mente di un paranoico? Lo stesso inner struggle sembra emergere dalle tracce di Dystopia: le chitarre sono feroci, taglienti, e il loro connubio con la batteria ipnotizza l’ascoltatore in overdose di headbanging.

Naturalmente, non ci si poteva aspettare nulla di meno dall’accoppiata Mustaine-Loueiro, che fortunatamente riesce a compensare quella sfumatura di banalità insita nella struttura ritmica e nelle scelte melodiche. Nulla di grave! Basta saper apprezzare il retrogusto thrash e old school del trittico iniziale (The Treat Is Real, Title track e Fatal Illusion) per capire la scelta ben ragionata della band: una linea più congeniale alle capacità vocali di Mustaine e duelli di grande qualità tra i due chitarristi.

Con le tracce centrali una leggera ventata di aria fresca affianca lo “stile Megadeth” grazie a cori ultra-melodici, ad accompagnamenti orchestrali e a un valido intermezzo strumentale (rispettivamente Death From Within, Poisonous Shadows, Conquer or Die). Interessante anche la scelta di concludere il tutto con una cover song della band hardcore punk californiana Fear: Foreing Policy. Titolo e lyrics suonano appropriati all’interno del concept e il brano scorre senza soluzione di continuità con il resto dell’album.

Dystopia è il risultato di un lavoro di rigenerazione del gruppo: Loueiro si rivela una grande aggiunta all’interno della line up e il contributo di Adler è imprescindibile. Le scarse innovazioni stilistiche risultano più che giustificabili, rendendo evidente la necessità di un ritorno alle origini, soprattutto dopo il controverso Super Collider che aveva fatto storcere il naso alla critica. Il buon risultato premia la scelta dei Megadeth: quindicesimo album della loro leggendaria carriera, eppure continuano a stupire.

Giulia Tagliabue

Potrebbero interessarti: