Voto

7

Lo Studio Ponoc, fondato nel 2015 da colonne portanti dello Studio Ghibli quali Hiromasa Yonebayashi (Quando c’era Marnie, 2014) e Yoshiaki Nishimura (produttore, tra gli altri, de Il castello errante di Howl, 2004), debutta con Mary e il Fiore della Strega, l’adattamento cinematografico firmato da Yonebayashi, di un romanzo per bambini degli anni ‘70: La piccola scopa di Mary Stewart.

Il film è una lettera d’amore alla poetica di Hayao Miyazaki, insieme al quale il giovane regista ha lavorato da vicino, partecipando all’animazione di capolavori come La città incantata (2001) e Ponyo sulla scogliera (2008). Yonebayashi ricrea la ricchezza immaginifica del maestro partendo dalla tranquillità della campagna inglese, per poi addentrarsi in una foresta nebbiosa e spiccare infine il volo. Sì perché Mary, la giovane protagonista che con i suoi grandi occhi curiosi di bambina determinata e coraggiosa è un’eroina da Studio Ghibli a tutti gli effetti, può volare su una scopa grazie ai poteri acquisiti da un magico fiore, il fiore della strega per l’appunto, raggiungendo luoghi incantati.

Sono i colori a guidare lo sguardo dello spettatore attraverso il mondo magico di Mary, riempiendo all’improvviso le immagini di luce per poi oscurarle un attimo dopo, in un flusso incessante che segue le sensazioni della protagonista nella sua graduale scoperta della vera natura di ciò che le sta attorno.

L’innocente stupore della bambina e dell’amico Peter, con il quale si avventura nelle segrete dell’Endors College, non manca a mostrarsi davanti a ogni nuova scoperta; ed è questo stupore che guida la lettura del film, facendo risaltare la corruzione della rettrice Madama Mumblechook e del suo socio, il Dottor Dee, impegnati in terribili sperimentazioni sugli animali.

Nonostante il livello di suggestione dei disegni, seppur minuziosamente curati e attraversati da un respiro fiabesco, non raggiunga quello del mondo sognante di Miyazaki, la confezione del film lascia presagire risultati grandiosi per il futuro. L’effetto finale è quello di una favola dai toni moderni, un racconto su come il potere cerchi in tutti i modi di sfruttare gli innocenti, addolcito dal punto di vista instancabilmente ottimista dell’infanzia.

Clara Sutton

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