La trilogia de Il Signore degli Anelli ha segnato la storia del fantasy cinematografico, trasposto dalla carta alla pellicola da Peter Jackson, il regista americano che è riuscito a rendere giustizia all’omonimo romanzo di J.R.R Tolkien e si è portato a casa ben diciassette statuette. Per la realizzazione del film Jackson ha potuto contare su una squadra stellare: dal primo illustratore del libro Alan Lee ad attori del calibro di Viggo Mortensen nei panni del coraggioso eroe Aragorn.

Questi altissimi risultati non sarebbero mai stati raggiunti se Howard Shore non avesse militato nel dream team di Jackson. Curatore della colonna sonora, il compositore canadese è riuscito a creare un legame inscindibile tra partitura e pellicola, ricamando una tela sonora capace di rendere manifesto il significato di ogni sequenza e di portare a galla gli stati d’animo di ogni singolo personaggio. Eseguita nella versione originale dalla London Philharmonic Orchestra, la colonna sonora de Il Signore degli Anelli è una delle più imponenti che siano mai state scritte. Molto più di un semplice sottofondo, la soundtrack di Shore si erge a sottotesto dell’intera pellicola, fino ad assumere il ruolo di protagonista in diversi momenti del lungometraggio.

L’emblematico Main Theme apre il film e trascina l’ascoltatore in un alone di arcaico mistero. Mentre il brano successivo, Concerning Hobbits, presenta i personaggi cardine dell’intera trilogia, gli Hobbit, portando lo spettatore nella Contea in cui Frodo e i suoi compagni hanno vissuto. La musica pacifica e soave di quest’ultima traccia porta però con sé il presentimento di una tempesta imminente, di un evento che molto presto sconvolgerà la vita dei protagonisti.

Ogni brano della colonna sonora assurge dunque a un ruolo ben più incisivo di quello di essere un semplice accompagnamento delle sequenze, diventando uno strumento per descrivere i personaggi e i luoghi che si susseguono nella pellicola. La forza caratterizzante dei brani diventa particolarmente evidente nella traccia A Knife in the Dark, durante la quale il regista conduce lo spettatore a Isengard, una fortezza nella regione di Gondor. Il leitmotiv del brano sottolinea infatti la trasformazione subita dalla rocca, che col passare del tempo ha assunto l’aspetto di un’industria della guerra sfruttata dalle forze del male. Il tema è inoltre accompagnato da martelli e catene per amplificarne il senso di angoscia.

Nel secondo episodio della trilogia, Le Due Torri, la colonna sonora si fa veicolo di un significato molto più ampio e diventa simbolo di resurrezione. In una delle sequenze cardine del film, quando parte della Compagnia dell’Anello (Aragorn, Gimli, Legolas) ritrova l’amico e compagno Gandalf – ritenuto morto dopo lo scontro quasi fatale contro il Balrog del primo episodio –, The White Rider anticipa il ritorno dello stregone, brano che esploderà in tutta la sua grandezza nella sequenza che vede i quattro personaggi finalmente riuniti.

La capacità di Howard Shore di combinare tematiche diverse ad altrettanti motivi musicali ha reso il compositore uno dei protagonisti principali dell’intera trilogia. Con la sua colonna sonora, infatti, si è aggiudicato ben tre Academy (uno nel 2002 e due nel 2004), culmine di una carriera che l’ha visto più volte affiancato a registi del calibro di Cronenberg e Scorsese.

Mattia Migliarino

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