Voto

8

Martin Zandvliet, regista scrupoloso, racconta con delicatezza e brutalità una storia potente e ancora troppo poco nota ma capace di mettere in discussione i valori fondanti di una nazione. Si tratta, in fondo, della condanna a morte di quattordici ragazzini che erano stati costretti dal proprio tempo ad abbracciare le armi, ma che sono ancora capaci di sognare.

Il film contrappone efficacemente l’ordinaria fragilità dei giovani tedeschi alla straordinarietà del lavoro di bonifica attraverso piccoli momenti di preziosa intimità e di frugale fratellanza incastonati nel cuore di un universo labirintico. La pellicola si sviluppa attraverso l’epifania del protagonista – interpretato da un non sempre impeccabile Roland Møller – che, per mezzo della sofferenza della sua giovane squadra, realizza la “banalità” del male.

Land of Mine – Sotto la sabbia, mai scontato (se non nel finale), è un film coraggioso ed esteticamente molto curato, ma è soprattutto un concentrato di tensione: le sequenze lente e angoscianti del disinnesco generano inquietudine nello spettatore, che si rassegna all’ineluttabile tragedia.

Marco Mingolla