Voto

7.5

Coney Island. Anni ’50. Narratore della storia è il sempliciotto bagnino Mickey (Justin Timberlake), sincero con gli spettatori ma non con le sue donne, che cadranno nella sua ingenua trama di bugie e false apparenze. Agli altri due angoli del ring amoroso la frustrata ex attrice Ginny (Kate Winslet), ora cameriera di uno squallido locale, e Carolina (Juno Temple), giovane donna ricca e viziata in fuga dall’ex marito gangster. Ignaro di tutto il marito di Ginny e padre di Carolina, Humpty (James Belushi), giostraio burbero e violento.

In questo melodramma famigliare non c’è spazio per la comicità, tanto meno per quella filtrata dal sarcasmo caro a Woody Allen: la disillusione è totale e investe tutti, persino Richie (Jack Gore), il figlio piromane di Ginny. Erede dei drammi di Tennessee Williams, La Ruota delle Meraviglie si arrende alla decadenza degli anni ’50 e assiste allo spegnersi delle scintille che illuminavano il futuro e di cui Coney Island rappresenta l’ultimo baluardo, sebbene svuotato, bruciato dall’interno dal fuoco simbolico di Richie, che appicca incendi ovunque senza motivo.

Se alla sublime coppia Allen-Storaro mancava solo una musa, Kate Winslet occupa il posto vacante con una performance memorabile, capace di colmare i vuoti di una sceneggiatura a tratti lacunosa e di guidare lei il proprio personaggio verso un’evoluzione memore delle eroine dei melodrammi hollywoodiani di Sirk e Vidor – notevole il monologo allo specchio, che regge il confronto con Blanche DuBous. Così la regia privilegia i movimenti e l’emotività dei personaggi, facendoli emergere dallo sfondo delle coloratissime scenografie, e si serve di inquadrature sgrandangolate per schiacciarli all’ombra della ruota delle meraviglie, soffocati dal peso di una crisi economica accantonata sotto al tappeto della retorica statunitense di libertà e democrazia.

La progressiva crisi esistenziale di Ginny viene assecondata e rinvigorita di scena in scena dalla fotografia di Storaro, i cui cambi di luce, tutti giocati sulle sfumature dei colori complementari arancio/blu e giallo/viola, simulano visivamente le intime emozioni della protagonista, che esplodono dalla sua anima impulsiva, esondano attraverso i suoi occhi e invadono le inquadrature, l’ambiente, lo schermo, la sala, fino al cuore dello spettatore.

Benedetta Pini

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