Voto

6

Ogni saga horror che (non) si rispetti arriva al punto in cui il corso cronologico della storia viene interrotto da un prequel, a volte quasi necessario, altre volte strategicamente ideato per allungare il brodo – spesso già annacquato – della trama. La prima notte del giudizio si inserisce a metà strada tra la trovata commerciale e il giusto tassello nuovo di una serie ormai corposa e consolidata nella sua formula di fondo.

La vicenda catapulta lo spettatore alla genesi dell’esperimento sociale denominato lo “Sfogo”, durante il quale Staten Island diventa il teatro di un’inquietante sospensione delle norme giuridiche: nessun reato commesso nell’arco di 12 ore sarà punito. Tra una fetta di popolazione entusiasta e molti altri che vedono nell’iniziativa una cruenta trovata per liberarsi dei ceti più bassi della popolazione, lo Sfogo inizia.

Sebbene l’intento della pellicola non sia quello di stimolare la lotta politica o il risveglio delle coscienze, un film così esagerato e sopra le righe potrebbe comunque rivelarsi, paradossalmente, un’arma efficace di derisione contro il trumpismo: i valori statunitensi del machismo e dell’eroismo popolare sono esaltati tanto quanto i loro opposti, i cattivi diventano i buoni e l’America sporca di sangue rinasce grazie all’antieroe. Una nota di merito al taglio giovanile e attuale del film, dall’età anagrafica dei fratelli protagonisti ai temi trattati fino alla colonna sonora hip-hop/trap, che pecca di uno slang a tratti poco credibile ma, a ben vedere, consono agli ambienti rappresentati.

Tra luoghi comuni continuamente ribaditi e una trama poco solida, incapace di tenere lo spettatore incollato allo schermo, il film perde l’occasione di essere un buon thriller d’intrattenimento. La megalomania e il desiderio di strafare affossano infatti le buone idee del film, seppellendo ogni risvolto psicologico e sociologico di rilievo sotto a una coltre di esasperato conformismo a volte troppo fitta.

Federico Squillacioti

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