Il summer blues o depressione stagionale è una delle varie forme di alterazione dell’umore,  si tratta di quel misto di noia e ansia che si palesa proprio nel periodo della bella stagione; un fenomeno che negli ultimi anni è aumentato sensibilmente, soprattutto dopo quel fatidico 11 agosto 2014.“I like New York in June, how about you?” recita How About You, uno dei brani della colonna sonora di La leggenda del re pescatore.

Diretto da Terry Gilliam, La leggenda del re pescatore è un’epopea urbana che si snoda tra ambientazioni cupe e atmosfere allegre. I protagonisti Jack (Jeff Bridges) e Parry (Robin Williams) sono due personaggi agli antipodi: il primo è il più famoso deejay radiofonico di New York, è sfacciato, spavaldo ricco e presuntuoso; il secondo è un professore dall’animo sensibile e spiritoso. Improvvisamente, la vita di Jack subisce una svolta traumatica: un uomo mentalmente instabile aizzato proprio dalle parole di Jack, compie un attentato in un locale.

Tre anni dopo Jack, tormentato dai sensi di colpa e preda di un cinismo autodistruttivo, incontra Parry, clochard caduto nelle fauci della follia dopo che sua moglie è stata uccisa proprio in quell’attentato. Personaggio completamente sconclusionato, Parry salva Jack da un gruppo di delinquenti che volevano dargli fuoco e gli chiede di aiutarlo a trovare il Santo Graal. Jack accetta, deciso a dare un nuovo significato alla sua vita e a quella di Parry.

Il film è una grande trasfigurazione dell’America a cavallo tra gli anni Ottanta e i Novanta: dopo la caduta del Muro di Berlino il capitalismo grida vittoria, ma la coscienza degli uomini è sporcata dal vile denaro. Proprio come la coscienza del protagonista, che sembra riacquistare la propria umanità solo dopo aver perso tutto. I quartieri degradati di New York e scorci da cartolina della città fanno da palcoscenico a questa commedia drammatica, che pullula di personaggi folli e affascinanti.

La frenesia e il grigiume della società urbana vengono trasformati in un’allegra e colorata esibizione proprio da coloro che non possiedono nulla; basti pensare all’esibizione del cantante senzatetto (Michael Jeter) nell’ufficio di Lyndia Sinclair (Amanda Plummer) o a quando i flussi della cinetica stazione di New York si trasformano in un enorme Gala sotto gli occhi di un Parry innamorato.

I mondi di entrambi i protagonisti si trovano progressivamente in sintonia l’uno con l’altro e vengono raffigurati da Gilliam attraverso potentissime scena visive, spesso costruite senza l’ausilio di effetti speciali, come l’apparizione del Cavaliere Rosso.

La chiave di lettura del film viene svelata solo a metà della pellicola: la leggenda del re pescatore narra di un uomo che non riesce a trovare il Graal per via della sua sete di potere e ci riuscirà solo nel momento in cui, morente, avrà sete d’acqua. Una metafora che serpeggia lungo tutta la durata del film, ritornando in molte scene e situazioni, come a dare un senso alla delirante follia visionaria di Parry, a quello scompiglio che, sembra suggerire Gilliam, cela invece un progetto volto a stabilire l’ordine dell’universo.

A detta dello stesso regista, questo è il ruolo più completo mai interpretato da Robin Williams: “C’è l’intera gamma recitativa di Robin, dall’esilarante al maniacale, fino al dolce, al sensibile e al tormentato. È tutto lì”. In questa pellicola, infatti, si vede il Robin di cui il grande pubblico si è innamorato, gentile, affettuoso, innocente, pieno di insicurezze; un uomo che sa cosa significa avere dei demoni dentro di sé. Robin Williams era capace di far sentire lo spettatore entusiasta e triste proprio come il summer blues: affascina e allontana, ma non si può farne a meno. 

Filippo Fante

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