Voto

7

A dieci anni da Apocalypto (2006), Mel Gibson torna alla regia e riconquista Hollywood, ottenendo ben sei nomination ai prossimi Oscar. Dopo le recenti accuse di violenza e antisemitismo, il regista cerca redenzione raccontando la storia vera del primo obiettore di coscienza dell’esercito statunitense ad essere insignito della medaglia d’onore.

Gibson sfrutta le azioni belliche per mettere a punto sequenze di grande potenza visiva: la guerra è messa in scena in tutta la sua crudezza e proprio la rappresentazione delle operazioni militari, efficace e coinvolgente, è il punto di forza del film. Se la fedeltà della resa storica funziona sul fronte americano (si noti la precisione della ricostruzione dell’artiglieria), lo stesso non avviene per il fronte nemico: l’esercito giapponese è ritratto in modo semplicistico e banale, secondo i dettami di uno scontro manicheo tra buoni e cattivi che suona anacronistico e inattuale (fastidiosa la rappresentazione del seppuku finale, il suicidio rituale che suggella la disfatta dei giapponesi).

La scrittura trapuntata di cliché e il forte impianto retorico e didascalico che governa la narrazione appesantiscono in particolare la prima parte del film e ne rendono difficile la godibilità. I personaggi secondari, appena abbozzati, sono quanto mai convenzionali: tra commilitoni bulli e ufficiali inflessibili (in parte Vince Vaughn, meno Sam Worthington), spicca Hugo Weaving, padre del protagonista, veterano e alcolista. Sebbene l’interpretazione di Andrew Garfield sia convincente, la costruzione del suo personaggio, senza difetti né debolezze, appare parziale e poco approfondita.

Giorgia Maestri e Caterina Polezzo