Voto

7

“Dobbiamo tornare a essere i padroni delle nostre vite, per vivere davvero.
Festeggiare – e danzare – da uomini e donne liberi!”
Questo è il sogno di Jimmy Gralton, attivista politico tornato in Irlanda dopo dieci anni di esilio in America a causa della guerra civile del ’22. Torna per ricominciare, per aiutare l’anziana madre a mandare avanti la fattoria di famiglia, per rivedere gli amici e la donna che amava.
Investito dai ricordi di una vita che gli è stata strappata e sollecitato dai ragazzi del suo paese, decide di riaprire il Pearse-Connolly, una sala da lui costruita e fondata dove, prima della sua forzata partenza, venivano insegnate arti come la lettura, il canto, il pugilato, la danza. Risorta grazie a un entusiastico lavoro di squadra, la sala ha immediato successo. E sarà proprio la popolarità dell’iniziativa a far reagire il parroco Sheridan e alcuni paesani bigotti: musica jazz americana e lindy hop di Harlem sono un oltraggio alle tradizioni e al decoro; Jimmy dev’essere fermato.
Inizia così il duro scontro tra i “comunisti anticristo” sostenitori della sala e gli esponenti più conservatori del clero: l’istruzione è riservata esclusivamente alla Chiesa, garante di sani valori.

Jimmys-Hall

Con un ritmo incalzante, si alternano ballate irlandesi, sensuali danze importate dagli Stati Uniti – straordinarie le musiche di George Fenton a ricreare il clima degli anni ‘30 – e sermoni del parroco, che accusa la comunità di essere caduta nell’eresia e nell’ateismo e la esorta ad abbandonare questa via del peccato.
Lo spettatore si trova quindi coinvolto nel duro scontro tra il controllo clericale e la fortissima voglia di vivere, che parte dai più giovani e coinvolge l’intera comunità. È inevitabile l’immedesimazione nello slancio energico e nel desiderio di evasione che scorge negli occhi di una ragazza, Marie, costretta da sempre a rispettare uno stile di vita in cui non crede.
Jimmy si batte contro una chiusura mentale assurda e sterile, cieca verso i benefici del nuovo e della conoscenza tramite il divertimento e la passione.
Ciò che più colpisce è il sostegno che quest’uomo avrà da parte della gente, non più impaurita neppure dalla minaccia della polizia. Sarà la stessa madre a sottolineare il valore del figlio:
“Una parte di me vuole chiedere: qual è il suo delitto? Perché una vecchia sala è tanto pericolosa? E’ stata una colpa quella di avergli dato dei libri? Di avergli insegnato a pensare, porsi della domande? Lui ha riportato il mondo che ha visto nella sala che ha costruito. E’ questo il suo delitto? Se possiamo strappare un uomo alla sua casa senza processo, e cacciarlo via per quello che ha nella testa, io posso perdere mio figlio, ma l’Irlanda perde molto, molto di più.”

Interessanti le interpretazioni – un merito particolare va a Barry Ward che conferisce eleganza e convinzione al protagonista Jimmy – e la fotografia: dai verdissimi scorci irlandesi alle calde serate nella sala, passando infine attraversi gli austeri ambienti clericali, che già suggeriscono un’atmosfera di chiusura e di freddezza.

Una pellicola forse dalle tematiche non nuovissime, ma assolutamente godibile e che offre uno stimolante spunto di riflessione.

Anna Magistrelli

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