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Daniele Luchetti torna alla commedia raccontandoci la realtà dei nostri tempi. C'è qualcosa che non va..

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Numa Tempesta (Marco Giallini), affarista dal cuore di ghiaccio, deve scontare un anno di servizi sociali per una frode fiscale. Una condanna che lo catapulterà all’interno di un centro di accoglienza dove conoscerà Bruno (Elio Germano) e si troverà faccia a faccia con la condizione precaria di chi ha perso tutto.

Da un lato Marco Giallini gestisce agilmente il personaggio di Tempesta, dall’altro Elio Germano arranca, forse a causa di una sceneggiatura che non funziona e si abbandona a troppi cliché. Se infatti la regia di Daniele Luchetti riesce a raccontare la dura realtà dei nostri tempi, filtrandola attraverso gli stilemi della commedia che strizzano l’occhio alla vecchia scuola italiana, il film scivola verso i facili stereotipi del ricco e del povero, secondo uno sviluppo quasi dickensiano e, quindi, poco originale. Sorprende invece la messa in scena: campi lunghi, luci, costumi e soprattutto le location regalano al film un tono incantato, a tratti neorealista, rendendolo molto godibile.

Nato da una riflessione sulla condanna di Silvio Berlusconi, Io sono Tempesta fa eco a una morale importante: tutti abbiamo questioni irrisolte, scheletri nell’armadio, nessuno è un virtuoso in assoluto. Luchetti veicola così una critica all’assistenzialismo, che non crea occasioni di rinnovamento ma si chiude su se stesso secondo un meccanismo statico; proprio come il soggetto del film, che perde di importanza man mano che la trama si infittisce.

Daniela Addea

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