Elegantoni con una predilezione per sonorità stratificate ma nitide, con inserti orchestrali su tappeti elettronici, i riminesi Landlord fanno un figurone all’interno del panorama musicale italiano con i loro arrangiamenti sempre atmosferici e preziosi. Il loro recente EP Aside, che vanta la presenza del singolo Get By, è eloquente sulla loro capacità di dipingere panorami sonori rarefatti, nella frescura dei quali spuntano spesso strumenti classici che fungono da contrappunto iper-emotivo alla voce limpida e ben dosata di Francesca Pianini.

Siamo riusciti a intercettarli giusto in tempo, visto che il loro tour è alle porte (parte il 17 giugno a Napoli), e gli abbiamo fatto un po’ di domande sulle loro tendenze filo-orchestrali e sulla temperatura emotiva dei loro brani, per poi andare a parare, inevitabilmente, sulla loro esperienza in materia di talent show, data la loro partecipazione alla nona stagione di X Factor. Ecco le risposte della frontwoman Francesca:

Qual è il marchio di fabbrica dei Landlord?
Ci piace pensare che il nostro marchio di fabbrica sia l’autenticità e la ricerca della nostra musica, che è il risultato di tanto lavoro quotidiano, di comune dedizione e fiducia. Pensiamo che questi semplici ingredienti siano le nostre componenti essenziali e crediamo siano percepibili anche da chi ascolta le nostre canzoni.

C’è una componente irrinunciabile senza la quale non potreste considerare un pezzo come veramente vostro?
In realtà tutti e quattro siamo fedeli al cambiamento, anche perché in certi casi cambiare è l’unico modo per rimanere se stessi. Cambiare, evolvere, consci però dei passi che abbiamo fatto. In questo senso la componente alla quale non rinunceremo mai è l’approccio acustico con cui nascono i nostri pezzi. Anche per questo Aside è un album volto alla ricerca di un dialogo tra l’elettronica e gli strumenti classici, così come la decisione di registrare realmente violini e fiati senza l’utilizzo di plug-in. La componente acustica è in pratica la colonna vertebrale di un nostro brano e al tempo stesso un metodo di giudizio: se un pezzo funziona suonato semplicemente alla chitarra o al pianoforte, senza sovrastrutture, allora ha davvero senso.

In brani come Venice e Still Changing emerge la capacità di dare ai vostri pezzi un respiro sinfonico. Tra i musicisti che ascoltate, qual è che vi ha maggiormente ispirato per quanto riguarda la contaminazione della musica pop con gli strumenti classici?
È un momento storico nel quale c’è molta contaminazione tra musica pop e classica, come del resto anche tra altri generi, soprattutto all’estero. Lo si può notare non solo ascoltando le ultime uscite ma anche nelle performance dal vivo. Penso ad esempio al live agli Air Studios dei Daughter o a quello al New Pop Festival dei London Grammar, due nomi che senza dubbio prendiamo come riferimento. E poi ci sono i Florence and The Machine, che hanno componenti classiche già nella loro formazione. Oppure penso a In This Shirt degli Irrepressibles o ai pezzi dei Sigur Ros, al pop dei Coldplay o alle contaminazioni più indie degli Highasakite.

Sono proprio gli strumenti classici che in alcuni dei vostri pezzi danno voce alla vostra componente più dionisiaca, mentre per il resto voce e ritmica sono molto trattenuti. Vedremo mai i Landlord abbandonarsi a qualche passione impetuosa nei loro pezzi?
Certamente, ai nostri concerti! Una volta c’è stata talmente tanta carica che Luca ha fatto volare la pedaliera della chitarra e io ho perso il jack del microfono proprio durante il climax dell’ultima canzone del live! Scherzi a parte, in realtà c’è molta passione nei pezzi che abbiamo scritto finora e abbiamo modo di sapere che si percepisce anche da fuori. Più che impetuosa la nostra è una passione sofferta, infatti emerge soprattutto nei finali delle tracce. Invece quello che stiamo scrivendo in questo momento è diverso: per certi aspetti le canzoni hanno un ritmo più impetuoso, veloce, il sound diventa più violento e anche la voce si fa più presente; ma averne il controllo rimane sempre fondamentale se si cerca di emozionare chi ascolta.

Quando componete vi piace lasciarvi influenzare da atmosfere o climi esterni oppure quelle atmosfere e quei climi li avete già dentro di voi?
Beh, direi che sono valide entrambe le ipotesi. Per una buona parte siamo influenzati dalle atmosfere e dai climi che ci circondano, a cominciare dalla città in cui viviamo: Rimini sa essere al tempo stesso sfacciatamente euforica o davvero malinconica, chiassosa oppure vuota, solitaria; credo sia proprio questa disparità la sua parte più bella, oltre al sole, alla nebbia e al mare. Certo, non si coglie tutto insieme: è la propria predisposizione d’animo e di vita che, alla fine, fa cogliere un aspetto piuttosto che un altro riuscendo poi, in certi casi, a liberarlo in musica.

Infine, la domanda più irrinunciabile: secondo voi gli ideatori e i responsabili dei talent show italiani sottovalutano o sopravvalutano il gusto del pubblico?
Bella domanda. In generale penso che ai vertici non ci sia abbastanza fiducia nei confronti del pubblico e così facendo anziché stimolarlo si tenda volta per volta ad accontentare una fascia più o meno diversa di ascoltatori. Il problema, però. non è tanto quello che succede all’interno del talent, ma ciò che avviene dopo. Perché chi, una volta finito il programma, entra a far parte di una major, in molti casi fa uscire un album con pezzi già scritti da terzi e con produzioni già sentite; questi pezzi poi girano in radio a tutte le ore e, indipendentemente dalla qualità, piacciono, vendono. E allora la musica è sempre la stessa. Dall’altra parte c’è da dire che a livello popolare manca, qui in Italia, l’usanza di ascoltare musica diversa da quella proposta, di andare a sentire un concerto di un gruppo magari poco conosciuto anche se suona a qualche chilometro da casa, e ancor meno c’è l’abitudine di comprare un CD; ho letto in diversi articoli di come ci si augura che un giorno tutta la musica diventi gratis. Ecco, credo che ci sia un po’ di pigrizia: alle persone non manca la curiosità, è soltanto che c’è bisogno di stimolarla. Allora penso alle eccezioni. Far suonare sul palco di X Factor una band come la nostra, con il nostro sound, credo sia stata una di queste. Intendiamoci, non ci riteniamo un’eccezione in senso assoluto, in tanti fanno e ascoltano il nostro genere, ma poter suonare brani del calibro di Youth e Metal and Dust su un palco come quello di X Factor forse non era ancora successo.

Andrea Lohengrin Meroni

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