All’underground italiano non potevamo chiedere di meglio. Fortemente influenzati dalle atmosfere funeree dei Joy Division e dalla dark wave inglese, i Diaframma si formarono agli inizi degli anni ‘80 a Firenze e nel 1984 riuscirono finalmente a pubblicare una delle pietre miliari del rock indipendente: Siberia, il gelido racconto del “mal di vivere” di Federico Fiumani. Proprio il lirismo del leader sarà il perno su cui ruoterà il percorso non sempre lineare intrapreso dalla band, ed è con lui che abbiamo avuto l’onore di poter scambiare qualche parola.

Cominciamo da Siberia. Ho sempre ritenuto che nella musica la strumentale fosse più importante del testo, ma in Siberia non è quasi possibile una separazione: i suoni hanno bisogno delle parole tanto quanto le parole hanno bisogno dei suoni (si sposano alla perfezione). Il post-punk, inoltre, è un ottimo contenitore di testi introspettivi e dai contenuti lugubri. Ma che cosa nasce prima?
Grazie, innanzi tutto. Per quel disco non c’era una separazione netta tra musica e testi, entrambi erano il frutto di svariati e ripetuti tentativi. Le musiche spesso nascevano da lunghissime session che a casa tagliavo e ricucivo cercando di abbinarle ai testi, a loro volta suggeriti dalle immagini evocate da questa musica.

Che ruolo hanno avuto i Joy Division nella creazione di Siberia? Le loro atmosfere glaciali, capaci di allontanare e contemporaneamente attirare l’ascoltatore, ricordano molto le vostre. C’è inoltre qualche legame tra i testi di Ian Curtis e la tua scrittura, Federico?
La musica dei Joy Division è espressione della personale tragedia esistenziale del loro leader, mentre i brani di Siberia raccontano il “male di vivere”, è corretto?
E poi una domanda cattivissima: Closer Unknown Pleasures?
Senza dubbio i Joy Division ci influenzarono molto, anche perchè persino loro non erano grandi musicisti ed erano facili da copiare, ma, attenzione, noi fummo bravi a copiarli nel modo giusto!
Sì, Ian Curtis è stato un autore di testi importante per me, lo lessi in italiano perché trovai le traduzioni su un giornale che si chiama “Rockerilla”.
Certo, i testi di Siberia raccontano proprio questo, il male di vivere, lo spaesamento, tutte cose che vivevo all’epoca.
Forse preferisco Unknown Pleasures, c’è più chitarra.

Il disco contiene anche le strumentali di Neogrigio, Impronte Siberia. Perché avete scelto le strumentali di questi tre brani?
No, in realtà i brani strumentali sono soltanto Bonus Track aggiunte nella ristampa successiva. La scelta era più che altro una necessità: nella cassetta avevo solo quei tre.

Siberia è un album di matrice post-punk, come mai uscì proprio quando la new wave stava per tramontare?
Perché all’epoca c’era un certo sfasamento temporale tra l’Italia e l’estero; le cose arrivavano in ritardo e c’era sempre bisogno di un po’ di tempo per metabolizzarle. Adesso internet ha azzerato questo scarto. All’epoca, inoltre, fare un disco era un processo lungo e faticoso: esistevano un sacco di fasi intermedie e le etichette disposte a pubblicare una musica come la nostra erano pochissime. Considera che noi facevamo quella musica dal 1980, e solo nel 1984 ci venne offerta la chance di pubblicare un album.

Vorrei soffermarmi sul brano Neogrigio. Il testo evoca atmosfere tetre e opprimenti: non c’è un briciolo di speranza, solo morte, buio e freddo. La strumentale, invece, è una caotica tensione che non trova soluzione: i suoni sono stranianti, appuntiti e penetrano con violenza nel cervello dell’ascoltatore, disorientandolo. Si potrebbe dire che Neogrigio sia una rappresentazione musicale dello Spleen baudelairiano?
È presente, inoltre, un qualche richiamo all’album Metal Box dei Public Image Ltd?So che Neogrigio è anche una raccolta di poesie scritte da te, Federico, ma cos’è davvero il Neogrigio? E cosa accomuna il brano alla raccolta?
Onanismo esistenziale, sì (sorriso). Grazie per l’accostamento a Metal Box, è un disco che amo molto. “Neogrigio” è un neologismo inventato da me per descrivere appunto sentimenti cupi, pessimistici; mi viene in mente l’esistenzialismo di Sartre ne La noia oppure Gli indifferenti di Moravia (il mio scrittore preferito).

Siberia e la raccolta di poesie uscirono all’incirca nello stesso periodo, si potrebbe dire che le poesie fossero appunti per canzoni mai completate, oppure l’inverso: non c’erano abbastanza basi musicali per musicarle tutte.

Nei lavori successivi, fatta eccezione per alcuni album ancora ricchi di tracce memori delle atmosfere di Siberia (3 Volte LacrimeAlboriI Giorni Dell’Ira, Sassolini Sul Fondo del Fiume), cambiaste completamente rotta, spingendovi verso un maggior eclettismo e un cantautorato rock.
Da cosa è stata dettata questa scelta? C’è, per caso, un album in cui ti sei maggiormente identificato? E un album, o un brano, in cui sei riuscito a esprimerti in modo più completo?
Albori e Sassolini Sul Fondo del Fiume sono antologie, non dischi originali. La scelta è dettata dal fatto che tutto cambia! Ti immagini che noia a fare sempre le stesse cose come gli Iron Maiden?

Mi sono identificato con tutti i miei album, sono esattamente com’ero io, quando li feci.

Federica Romanò

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