Negli ultimi trent’anni il transumanesimo sembra aver preso il sopravvento nel cinema: che siano sci-fi, thriller o cinecomic, sempre più film affrontano il problema di come l’uomo, pur rimanendo umano, possa trascendere se stesso, realizzando nuove potenzialità della propria natura. È questo il tema indagato dalla  rassegna Cervello & Cinema tenuta dalla Fondazione Cineteca Italiana presso lo Spazio Oberdan. Per chiarire subito il concetto, basti pensare alle estensioni di Iron Man e a come la tecnologia abbinata alla ragione nobiliti l’immagine di Tony Stark. Ma la tematica non è così semplice. Se da un lato il transumanesimo è un supporto al miglioramento della condizione umana attraverso la tecnologia, il cinema non può far a meno di indagarne anche i pericoli e le implicazioni etiche e politiche.

È il caso di Ex Machina (Alex Garland, 2014), che sottolinea quanto il progresso scientifico rischi di sfuggire al controllo degli esseri umani. La sottile suspense in cui è immersa la villa-laboratorio claustrofobica di Nathan (Oscar Isaac) e le conversazioni tra l’umanoide Ava (Alicia Vikander) e il programmatore Caleb (Domhnall Gleeson) spingono a riflettere sul tema dell’intelligenza artificiale da un punto di vista psicologico. La ricerca di libertà da parte di Ava è il principale interrogativo etico del film, che si contrappone alla sua stessa perfezione. Più umano dell’umano o in balia del suo creatore? La risposta è unanime: come Roy Batty (Rutger Hauer) in Blade Runner, per ottenere il libero arbitrio è necessario annientare il proprio creatore.

Conseguenze del transumanesimo sono l’alienazione e uno scenario distopico: come Lei (Spike Jonze, 2014) e The Lobster (Yorgos Lanthimos, 2015), anche Ex Machina riflette sulla malinconia e la solitudine della natura umana, portando alle estreme conseguenze il senso di isolamento che pervade la nostra era ipermedializzata, rendendoci più vulnerabili e smarriti. Da questo spunto nasce una serie di propositi offerti dal cinema per migliorare la condizione della società.

Prendiamo come esempio il sistema Precrime di Minority Report (Steven Spielberg, 2002). Questa sezione di polizia si avvale di tre Precog, ovvero persone dotate di poteri extrasensoriali di precognizione amplificati, in grado di prevedere e impedire i crimini prima che questi avvengano. Quando John Anderton (Tom Cruise), a capo della sezione, scoprirà di essere il futuro colpevole di un omicidio, si darà alla fuga. Nel tentativo di modificare il proprio destino, il conflitto interiore genera uno stato di forte alienazione.

La rassegna continua con Frankestein Junior (Mel Brooks, 1974), passando a un registro completamente differente. Tra eccessi grotteschi e genio comico, emerge come il tentativo del dott. Frankenstein di effettuare un trapianto su un cadavere crei un “mostro”, ovvero una forma primitiva di interpretazione del transumanesimo. In fondo, il timore nei confronti della creatura non è tanto diverso da quello suscitato da cyborg, robot o androidi: l’uomo viene pervaso dal senso di onnipotenza, fino a diventare schiavo del suo stesso senso di controllo sulle proprie invenzioni.

Se volete incrementare il quadro offerto dalla Cineteca, il consiglio è di guardare Trascendence (Wally Pfister, 2014) e Lucy (Luc Besson, 2014), ma anche pietre miliari del genere come la trilogia Matrix, Gattaca (Andrew Niccol, 1997) o Avatar (James Cameron, 2009).

Daniela Addea

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