Con grande delusione per tutti i fan, non sarà Ridley Scott a dirigere il sequel di Blade Runner, Blade Runner 2, bensì Denis Villeneuve – regista di pellicole di grande successo come Polytechnique, La donna che canta e Prisoners. Ma ci sono anche buone notizie: Ridley Scott sarà presente dietro le quinte come produttore esecutivo con la Scott Free Production, insieme alla Alcon Entertainment e alla Warner Bros.; il detective Rick Deckard sarà sempre interpretato dall’affascinante Harrison Ford – confermato anche Han Solo in Star Wars – Il risveglio della Forza –, affiancato da Ryan Gosling; e la sceneggiatura è stata scritta a quattro mani da Hampton Fancher, co-autore del film originale del 1982, e Michael Green, scrittore di molte serie tv (Smallville, Sex and the City, Heroes e Kings) nonché collaboratore di Ridley Scott per Prometeus. Grande ritorno, quindi, di Fancher, in seguito alla storica rottura avvenuta con Scott durante le riprese del film originale: dopo aver faticosamente convinto Philip K. Dick a poter scrivere un adattamento del suo romanzo Il cacciatore di androidi (1968), si ritrovò all’improvviso fuori dal progetto e Scott si rivolse a David Webb Peoples per la riscrittura della sceneggiatura, non avendo mai apprezzato la versione “ecologista” di Fancher.
La vicenda di Blade Runner 2 sarà ambientata qualche decennio dopo la conclusione della pellicola originale, nella quale tutto accadeva in una distopica e claustrofobica Los Angeles del 2019 – anno inquietantemente vicino – che a causa del sovraffollamento e dell’inquinamento era diventata invivibile, perennemente immersa in nebbia, oscurità e pioggia fittissima; vi rimaneva solo chi, perché malato o troppo povero, non era riuscito a trasferirsi nell’Extramondo.
L’inizio delle riprese di Blade Runner 2 è previsto per l’estate 2016.

Per alleviare l’ansia dell’attesa, è stato distribuito nelle sale del circuito The Space Cinema per soli due giorni (5 e 6 maggio) Blade Runner: The Final Cut.

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Esistono sette versioni della pellicola, quella proiettata gli scorsi giorni nelle sale è stata prodotta dalla Warner Bros. nel 2007 in occasione del 25° anniversario del film. Oltre alla rara occasione di vedere il detective Deckard in azione sul grande schermo, l’eccezionalità dell’evento risiede nel fatto che si tratta dell’unica versione su cui Ridley Scott ebbe totale libertà artistica, tanto da poter rigirare alcune scene.
La vicenda della pellicola è però ben più burrascosa. La prima versione è la Workprint Prototype Version, presentata nel marzo del 1982 al Continental Theatre di Denver e al Northpark Cinema di Dallas, riproposta poi nel 1990 al Fairfax Theatre di Los Angeles, proiettata nel 1991 all’Academy of Motion Picture Arts & Sciences Theatre durante l’UCLA Los Angeles Perspectives Film Festival e, infine, al Castro Theatre di San Francisco, è la versione più corposa: la voce fuori campo è stata quasi completamente tolta, l’atmosfera è più tetra e cupa, sono due i Replicanti a essere stati “fritti passando attraverso il campo elettrico di protezione”– risolvendo la questione del Replicante mancante, di cui vi parlerò in seguito –, mancano la scena onirica dell’Unicorno e il lieto fine. La San Diego Sneak Preview Version è stata invece proiettata nel maggio del 1982 al Cinema 21 Theatre di San Diego ed è caratterizzata da tre inquadrature che non sono presenti in nessun’altra versione, mentre alcune sequenze sono state tolte o modificate, e inoltre troviamo la voce fuori campo di Rick e il lieto fine. Segue la The Domestic Cut, considerata la versione originale classica statunitense, uscita nel giugno 1982, che non presenta molte differenze oltre all’aggiunta di alcune scene – poi eliminate – particolarmente violente e l’inclusione della voce fuori campo e del lieto fine. La versione destinata a una distribuzione all’infuori degli Stati Uniti è la International Cut del 1982, la più violenta in assoluto grazie all’aggiunta di alcune inquadrature, con la presenza di voce fuori campo e lieto fine. Di qualche anno successiva, del 1986, è la Broadcast Version, designata alla distribuzione sul piccolo schermo tramite la CBS, nella quale sono state eliminate le scene più spinte sia per violenza, verbale e fisica, sia per sessualità. In occasione del 10° anniversario è stata prodotta dalla New Line Home Video una versione che corrisponde in realtà alla International Cut. Infine, troviamo la Director’s Cut che, rilasciata nel 1992, ha subito modifiche consistenti: la voce fuoricampo è stata eliminata, sono state tolte le scene più cruente (circa 15 secondi) e anche il lieto fine, mentre sono state aggiunte più sequenze, non presenti in alcun altra versione, in cui Rick ubriaco sogna un Unicorno – elemento che proverà definitivamente la sua identità un Replicante.

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Ben sei versioni differenti hanno quindi preceduto quella che noi abbiamo appena avuto l’onore di vedere sul grande schermo, con migliorie estetiche non da poco: piani di transizione, sfondi più curati, voci ri-sincronizzate, immagini e suoni restaurati digitalmente e rimasterizzati. Il merito è da attribuire, tra gli altri, al fumettista Jean Giraud aka Moebius per l’ispirazione degli scenari fantascientifici – che furono però curati dall’industrial designer Syd Mead perché l’artista francese rifiutò di collaborare con Scott – e a Vangelis per le musiche futuristiche. Nonostante sia molto simile al cult a cui siamo tutti affezionati, presenta alcune importanti modifiche: l’eliminazione della voce fuori campo, la reintroduzione della sequenza dell’Unicorno e un finale non proprio lieto – che nella prima stesura era stato creato utilizzando alcune panoramiche aeree scartate da, udite udite, Shining di Kubrick, nel quale, per coincidenza, aveva recitato Joe Turkel (Tyrell).

Il titolo stesso ha una storia interessante. Deriva dalla novella fantascientifica Blade Runner (a movie) di William S. Burroughs, di cui Ridley Scott comprò i diritti, la quale però era stata tratta a sua volta dal romanzo The Bladerunner di Alan E. Nourse, in cui i Bladerunner erano trafficanti di attrezzi medici.

L’elemento focale del film, e del romanzo di Philip K. Dick, è la presenza dei Replicanti, androidi organici quasi indistinguibili dall’uomo, ma più forti, agili e intelligenti, creati dalla Tyrell Corporation e destinati al lavoro nelle colonie spaziali Extramondo. La Squadra Speciale Blade Runner ha proprio il compito di scovare e eliminare i Replicanti presenti sulla Terra, il cui utilizzo era stato proibito in seguito a una rivolta. Per essere distinti dagli umani vengono sottoposti a un test-interrogatorio atto a rilevare reazioni emotive, il Voight-Kampff – che tutti voi potete provare a questo link. Ne Il cacciatore di androidi, però, venivano utilizzati solo i termini “Androidi” o “Andies”, scartati nel film per l’effetto comico della loro pronuncia e sostituiti da “Replicante” dietro suggerimento della figlia dello sceneggiatore David Webb Peoples, che stava studiando biochimica. A parte questo cambiamento, insieme ad altri meno rilevanti, Philip K. Dick, poco prima di morire il 2 marzo 1982, riuscì a vedere i primi 20 minuti del film, reagendo con grande soddisfazione: “Era il mio mondo interiore. Lo hanno catturato perfettamente”. Ma la cosa bella è che né Ridley Scott né David Webb Peoples avevano letto integralmente il suo romanzo!
I Replicanti che la Blade Runner deve fare fuori sono inizialmente sei, uno dei quali è morto folgorato dalle misure difensive della Tyrell Corporation, ma, invece che rimanerne 5, i Replicanti a cui Rick dà la caccia sono solamente 4: nella Workprint Prototype Version l’errore fu corretto facendo in modo che a morire alla Tyrell Corporation fossero due; poi si cercò un altro modo di correggerlo facendo morire il sesto Replicante di morte naturale nel corso del film; infine si eliminò questo Replicante, ma senza eliminare l’incongruenza nelle parole del Cap. Harry Briant, che sarà risolta solo nella Director’s Cut.
Alcuni elementi, tra cui il sopracitato Unicorno e gli origami lasciati dal collega Gaff come indizi del fatto che lui conoscesse i suoi sogni e ricordi frutto di innestamenti, insinuano il dubbio che anche Rick sia un Replicante, lettura confermata da Ridley Scott nel 2000: “In Blade Runner anche Ford era un replicante”.

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Due piccole curiosità. La partita a scacchi tra Tyrell e J. F. Sebastian riproduce una partita giocata realmente! Nel 1851 a Londra Anderssen e Kieseritzky si sfidarono in quella che fu poi chiamata “The Immortal Game”, con riferimento al confronto tra Tyrell e Roy, tra umani e Replicanti: una caccia dell’immortalità da parte dei secondi, che bramano a diventare regina, abbandonando lo statuto di pedoni nel quale sono costretti a “vivere”. Per quanto riguarda le pistole, invece, l’obiettivo era evitare di usare il banale cliché delle spade laser e David Dryer, il supervisore agli effetti speciali, trovò la soluzione: le armi Black Hole liberano un raggio nero, in quanto attira la luce che trova lungo il suo percorso, di materiale particellare che implode a contatto con il bersaglio, generando così una morte senza troppo sangue. Nel film si può vedere questo raggio anti-materia esclusivamente per quattro frame, che corrispondono a una frazione di secondo, perché solo uno dei due spari del Replicante Leon fu animato con questo effetto speciale a causa del rischio continuo di sforare il budget – infatti, Ridley Scott e il produttore/scrittore Michael Deeley furono inizialmente licenziati dalla Warner Bros. per problemi nella gestione delle spese e, una volta riassunti, dovettero comunque sottostare alle scelte dei produttori esecutivi Jerry Perenchio e Bud Yorkin.

La colonna sonora è sicuramente un punto di forza di Blade Runner. La prima versione è un adattamento della musica del film originale curata della New American Orchestra. Le musiche ufficiali, però, sono quelle composte da Vangelis nel 1994, che ha aggiunto brani inediti. Infine, c’è la versione bootleg venduta nel Natale del 1993 in sole 2000 copie, estremamente rara, seguita da un’altra versione del 1995 prodotta dalla Gongo Music in Romania per accontentare chi si era perso quella del ’93, alla quale corrisponde totalmente, a parte per la mancanza di una traccia.

Blade Runner ha sguinzagliato la fantasia di molti nerd, che si sono cimentati nella creazione di un videogioco davvero ben confezionato, prodotto dalla Westwood Studios, e di una versione integrale del film riprodotto come un video game in 8-bit, a cura della CineFix.

Fortunatamente, il futuro ormai presente di Blade Runner sembra non essersi avverato, almeno non del tutto – la predominanza dell’etnia asiatica, ad esempio, è già una realtà. Che Ridley Scott abbia solo sbagliato di qualche anno?

Benedetta Pini

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