“Il Museo Interattivo del Cinema nasce non molto tempo fa, nel 2012, dalle ceneri del Museo del Cinema Gianni Comencini di via Manin, presso i Giardini di via Palestro. Parte dei materiali – proiettori, locandine vintage – sono stati restaurati ed esposti all’interno del nuovo allestimento, a cui poi si è aggiunta una parte multimediale e interattiva, che è quella oggi vincente con il pubblico. Installazioni, dispositivi touch screen, realtà aumentata: tutto è stato pensato per rendere più attrattivo il MIC. Questa scelta” – spiega il direttore del museo, Matteo Pavesi – “nasce da un’idea semplice: dobbiamo intercettare un pubblico giovane, abituato a un linguaggio multimediale.”

Collocato nella ex Manifatture Tabacchi di Milano Bicocca, il MIC si presenta come un complesso polivalente. Oltre al museo interattivo sono infatti presenti un archivio, un laboratorio per il restauro filmico e una sala cinematografica – quest’ultima inserita nel circuito spazioCinema.

“Pellicola, conservazione, restauro, storia, immaginario, digitale, al cinema”, queste le sette “mosse”, o parole chiave, del MIC, che insieme alla Fondazione Cineteca Italiana si propone di raccontare il cinema in modo originale, ponendo al centro il visitatore e la sua curiosità. Sul suo sito ufficiale il museo si definisce come “un universo in 300 mq”, e la metafora rappresenta appieno la reale situazione: in uno spazio ristretto, “prezioso”, il visitatore può avvicinarsi al cinema in ogni sua forma di espressione, dalle più antiche alle più futuristiche.

“Le applicazioni e le installazioni sono in sviluppo costante”, spiega il direttore. Da molti anni start up e ingegneri informatici collaborano per mantenere un ricambio all’incirca annuale per la maggior parte dei dispositivi. Le postazioni interattive permettono ai visitatori di divertirsi smontando, rimontando e doppiando sequenze cinematografiche, ma non finisce qui: oltre a offrire tecnologie innovative, il museo organizza iniziative più consuete, come rassegne cinematografiche, incontri con registi ed esperti del settore, oppure workshop rivolti sia alle scuole che a utenti più maturi.

Riviste e blog di cinema partecipano alla realizzazione degli eventi del MIC, in modo da ottenere un ricambio continuo dell’offerta e un’ampia scelta di tematiche da proporre allo spettatore. Focus sui mostri sacri del cinema – Martin Scorsese, David Lynch, Woody Allen, Quentin Tarantino – ma non solo: il museo si cura di organizzare anche eventi adatti a un pubblico più ampio, come il “Cineclub Family”, dedicato ai film d’animazione, oppure la recentissima “Gli anni difficili 1969 – 2017 da piazza Fontana a via Padova”, una rassegna di carattere storico con uno spiccato intento di critica sociale.

 “Normalmente i musei del cinema non hanno questo tipo di valenza.” – dichiara il direttore, tradendo una punta di orgoglio – “Pensando a Torino, ma anche a molti altri, si tratta di raccolte di materiali, mentre la nostra è una piattaforma diversa, un archivio dinamico di film, non tanto incentrata su oggetti o percorsi storici. È sempre in movimento. Il nostro è un archivio filmico che ha trovato il suo modo di raccontarsi. In Italia e anche all’estero è una novità: ci lodano per questo tipo di soluzione, di struttura.”

“Ciò che alimenta il MIC è l’archivio sottostante. Il museo diventa così una traduzione di migliaia e migliaia di film, che in altro modo non potrebbero essere esplorati dal pubblico. Il museo è uno strumento per raccontare il cinema.” Con queste parole il direttore si riferisce all’archivio del museo, vero punto d’interesse di tutto il complesso. In questo locale – collocato diversi piani sottoterra, in un ambiente freddo e secco – vengono conservate centinaia di “pizze”. Nel laboratorio del museo i tecnici si occupano quotidianamente di conservare e restaurare queste pellicole, alcune delle quali (le più antiche, in triacetato e nitrato) necessitano di un’attenzione continua. Il museo, inoltre, mette a disposizione dei visitatori gli occhiali per la realtà aumentata, che permettono a chi cammina per i corridoi dell’archivio di vedere alcuni minuti dei film contenuti nelle pizze, come se venissero virtualmente proiettati davanti ai loro occhi.

Per questo si parla di una delle strutture più all’avanguardia in tutta Europa, dalla connotazione dinamica e multimediale, ma caratterizzata anche da un grande impegno nella conservazione di alcune pellicole considerate ormai dei veri e propri reperti storici. Il MIC è un ponte tra passato e futuro, un motivo d’orgoglio per la città di Milano, che da sempre riserva alla settima arte l’attenzione che le spetta.

Elia Altoni

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