1. Essere Il cacciatore 

Assennato, implacabile, irrequieto: Saverio Barone è il cacciatore. Interpretato da Francesco Montanari (che per questo ruolo si è aggiudicato il premio come Miglior attore alla prima edizione del Canneseries), indimenticabile in Romanzo Criminale per i suoi sguardi duri e icastici, il magistrato Barone è un cacciatore di mafiosi. È lui il protagonista assoluto della serie, ed è è attraverso il suo sguardo che gli eventi narrati vengono filtrati, lasciando ampio spazio alla rappresentazione dei meccanismi del suo pensiero: tra lente scene allucinatorie seguite da un montaggio alternato velocissimo e la voce narrante di Montanari, seguire Il Cacciatore equivale a entrare nella vita e nella mente del suo protagonista.

2. L’ossessione per la caccia

Cos’è il bene e cos’è il male? Da una parte le forze dell’ordine, che mettono in pericolo la propria vita per assicurare i malviventi alla giustizia, dall’altra alcuni tra i criminali più brutali e spietati di sempre, i mafiosi di Cosa Nostra (di cui vengono forniti i nomi reali). Aulla linea netta che separa i due schieramenti, in quale punto si colloca il cacciatore? Per Saverio Barone scovare i criminali è una questione morale o un’ossessione? Nel corso della serie Barone tocca il fondo e arriva al limite della nevrosi; un punto bassissimo da cui può solo risalire, rimettere insieme la propria vita e sistemare le questioni irrisolte (Selene Caramazza). Ma, proprio sul finale, lasciato tragicamente aperto, Saverio sembra ricadere nel baratro della caccia senza sosta. Sarà davvero così?

3. Essere siciliani

Il panorama siciliano è il vero coprotagonista nella serie. Oltre a funzionare come dei meravigliosi teatri in cui si muovono i personaggi, Palermo e la campagna circostante, poste su due fronti antitetici, si caricano di significato. Se la città è il regno del Bene, anche se i mostri sono in grado di penetrare al suo interno e celarsi dove meno ci si aspetta, i campi immobili e silenziosi della campagna sono il Male, i covi dei segreti più terribili, i luoghi di Giovanni Brusca (Edoardo Pesce) e del tragico misfatto che lo attanaglia come una pesante zavorra. Padrone del paesaggio è il sole, caldo e opprimente, che schiaccia tutto e tutti e rende la fotografia una tavolozza di colori prevalentemente sui toni del giallo e dell’arancione. La pausa refrigerante da questo caldo che sfianca, è l’azzurro del mare, che bagna le terre di questa misteriosa e affascinante regione, e la macchina da presa, nel soffermarsi sulle onde che si infrangono, sembra riuscire a trasmettere la freschezza della brezza marina, che fa finalmente riprendere fiato.

4. A caccia del passato
 

I numerosi flashback permettono di comprendere nel profondo il cacciatore e mostrare tra le pieghe del tempo il suo tormentato passato. È così che emerge l’importanza fondamentale della caccia, che non abbandona mai la vita del protagonista, sebbene si presenti sotto diverse forme. Inizialmente, i ricordi sono funzionali alla messa in pratica di certi insegnamenti di vita che Saverio ha appreso da ragazzo, spesso e volentieri a sue spese; ma con il tempo il passato riemerge di continuo e in maniera compulsiva, fino a diventare ingombrante, non solo nella vita di Saverio, ma anche all’interno delle dinamiche della serie. Tanto che il passato diventa presente e si incarna nella nemesi di Barone, il mafioso Lucio Raja (Nicasio Catanese), con il quale ha molti conti in sospeso.

5. Padri e figli

Nonostante la violenza del soggetto, Il cacciatore ha uno stile delicatamente velato che, tuttavia, non rende meno atroce la realtà di cui si parla. Uno dei principali motori dell’azione è infatti il rapimento di Giuseppe Di Matteo (Antonio Avella), realmente sequestrato dalla mafia nel 1993 per ricattare il padre, ex mafioso e collaboratore di giustizia. Mentre il piccolo Di Matteo sconta una pena senza colpa, in una dimora non molto distante viene alla luce Bianca Barone, la figlia del cacciatore, e il boss Leoluca Bagarella (David Coco) è in crisi con la moglie, che non riesce a dargli l’erede tanto sperato. Se Saverio Barone antepone il lavoro alla vita famigliare, che lo fa sentire inadatto e ne mette in luce i lati peggiori, Bagarella è un umanissimo padre mancato, che vedrà crollare su di sé il suo piccolo nucleo familiare.

Giulia Crippa

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