1. Buon Natale un ca@#o!

Anni di alcool, droghe e disprezzo di sé hanno trasformato l’ex poliziotto Nick Sax (Christopher Meloni) in una leggenda dei bassifondi. Ma anche per un killer della sua portata l’imminente vigilia di Natale può rivelarsi letale: inseguito dalla Mafia e invischiato in una brutta storia di rapimento di minori, dovrà fare affidamento sul più improbabile degli alleati, un piccolo unicorno volante blu di nome Happy (Patton Oswalt).

2. Sesso, droga e unicorni blu

Happy non è certo un prodotto per palati raffinati, anzi, sembra fare dell’umorismo grottesco e pecoreccio un vanto, condendolo con abbondante salsa pulp. Incredibilmente il mix funziona, e la violenza sempre esibita è talmente esagerata da strappare risate, anziché orrore; grazie anche alla trovata di utilizzare i classici brani natalizi come sottofondo di accoltellamenti e sparatorie.

3. Cancro di Natale

In fondo, sotto i contenuti per adulti e l’umorismo greve, la serie nasconde una morale. L’arco narrativo di 8 puntate è il percorso di riscatto di un personaggio irredimibile, che finisce per scoprire i veri valori dell’esistenza grazie a un piccolo aiuto soprannaturale. A ben vedere, infatti, Happy! Non è altro che una rilettura del classico Canto di Natale di Dickens, e Nick Sax non è altro che uno Scrooge dal grilletto facile.

4. Lo spirito del Natale alterato
 

Un altro punto di forza di Happy! è il suo peculiare stile visivo. Fatto di virtuosismi adrenalinici, è in grado di restituire un mondo deformato e ipercinetico grazie all’ampio uso di grandangolo, steadycam e di un montaggio rapido e serrato, pur con qualche sbavatura nelle scene d’azione. La scelta di giocare con profondità di campo e green screen sempre evidenti è un’altra chicca che rende ancora più allucinato un mondo popolato da mostri e personaggi esagerati.

5. Bimbi buoni e bimbi cattivi

Happy! ha una sua morale, che non si ritrova solo nel percorso di evoluzione del suo protagonista, ma è radicata più in profondità nella serie. La violenza è sempre presente, ma non ha mai conseguenze su Nick Sax che, come il personaggio di un cartone animato, sembra subire ogni ferita come se niente fosse. L’intero cosmo esagerato e grottesco in cui è ambientato il racconto sembra allora una trasfigurazione del mondo degli adulti fatta attraverso gli occhi di un bambino: un modo per esorcizzare qualcosa di cattivo, sporco e sostanzialmente incomprensibile, mentre ci si lascia alle spalle l’innocenza e si accetta di diventare grandi.

Francesco Cirica

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