Voto

8

Parlare di fantasmi e di sovrannaturale non è facile, soprattutto in un mondo cinematografico ormai saturo di case infestate, bambine defunte tornate a giocare in cantina e presenze misteriose negli armadi. La genialità di Ghost Stories risiede in una semplice scelta: la ben dosata vena parodica con cui vengono messe in scena le tipiche sequenze spettrali, riportate secondo tre casistiche (fedeli ai tre atti della una pièce teatrale a cui peraltro il film si ispira) che chiamano in causa lo spettatore per sottoporle a una riflessione personale.

Ma la vera novità risiede in una lucida analisi della concezione tradizionale degli eventi paranormali e nel suo ribaltamento: tutti abbiamo fantasmi da scacciare, che siano i nostri genitori con la loro assillante presenza o storie d’amore finite male che gettano un’ombra su quelle future. Insomma, ogni evento passato sopravvive e aleggia sul nostro presente e futuro sotto forma di negativo fotografico di ciò che è stato.

Ottima la recitazione, specialmente quella del giovane Alex Lawther (già visto nella serie The end of the f***ing world) alle prese con forti sensi di colpa tramutati in misteriosi diavoli selvani. Il ritmo narrativo, sostenuto ma non frettoloso, permette che la vicenda si dipani prendendosi il giusto tempo e incalzando con climax ben calibrati. Nota dolente un finale leggermente forzato e che potrebbe generare un effetto deja-vù in molti spettatori abituati ai film del settore.   

Federico Squillacioti

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