Voto

7

I Franz Ferdinand, fin dai tempi dell’omonimo album e del classico Take Me Out, sono sempre stati portabandiera di un alternative-rock ritmato e groovy. La componente ballabile diventa ora, a quasi quindici anni dall’esordio, marchio di fabbrica del quartetto di Glasgow: Always Ascending – primo lavoro dopo Right Thoughts, Right Words, Right Action (2013) – consacra le sonorità disco-punk della band nella duplice prospettiva del palco e della pista da ballo. Non è un caso che a produrre il disco sia stato proprio Philippe Zdar, membro del duo elettronico Cassius ed ex disc jockey: la sua interpretazione dei brani di Alex Kapranos e compagni – reduci, per altro, dalla recente defezione dello storico chitarrista Nick McCarthy – ne ha valorizzato l’elemento più dance, allontanando (ma non troppo) chitarre e bassi vecchio stile.

La prima traccia eponima è il manifesto dell’album: il pianoforte dell’intro viene subito affiancato da un sintetizzatore che devia il brano verso la spregiudicatezza elettronica del ritornello. Always Ascending apre la strada a Lazy Boy, traccia dominata dall’insistenza del basso e dall’uso della chitarra in senso squisitamente ritmico, così come nel resto del disco. Paper Cages e Finally ammiccano all’R&B, Huck and Jim guarda verso distorsioni più genuine dallo specchietto retrovisore, Glimpse Of Love e Feel The Love Go scatenano la festa e infine Slow Don’t Kill Me Slow chiude il sipario con synth più psichedelici.

L’eterogeneità dei brani rivela i molteplici condimenti di una sonorità nuova, che si ispira al passato per creare il futuro del connubio fra rock ed elettronica. Un album interamente “performato” e analogico, che non lascia spazio alle finzioni del digitale.

Riccardo Colombo

Potrebbero interessarti: