1. La leggenda dell’uomo-diavolo

Quando il più sensibile degli uomini viene posseduto dal più potente dei demoni nasce Devilman, l’unico essere dotato della forza e della coscienza necessarie a difendere l’umanità dalle spietate schiere demoniache. Con Devilman Crybaby Netflix affida al regista Masaaki Yuasa l’arduo compito di trasporre nel 2018 il personaggio creato dal leggendario Go Nagai nel 1972. Il risultato fonde epica dei supereroi e mitologia cristiana a uno spirito spietato e nichilista, confezionando uno degli show più estremi che si possano trovare sulla piattaforma streaming.

2. Satana, sesso e sangue

Go Nagai è famoso non solo per aver dato i natali a Mazinga e Jeeg. Sull’onda della Contestazione, la sua opera di mangaka ha sempre sfidato le convenzioni introducendo tematiche controverse come con La scuola senza pudore (1968) e, appunto, Devilman. Fedele a questo spirito, la serie Netflix è un’orgia di sesso e sangue che risparmia pochissimo allo spettatore e colpisce sempre duro. Come testimonia il finale struggente e terribile.

3. Andate all’inferno, mortali!

Crybaby è una serie esplicita e violenta, ma mai in modo gratuita. Regia e sceneggiatura spingono ogni elemento all’estremo per trasmettere l’idea di un mondo spietato in cui la violenza e la prevaricazione si praticano con indifferenza glaciale, come moneta di scambio dei rapporti umani. Una legge di natura ben incarnata dai bestiali demoni ma che piano piano finisce per essere abbracciata anche dall’umanità, un’umanità dominata dalla paura, pronta a eliminare fisicamente tutto ciò che percepisce come diverso.

4. I colori dell’Inferno

Acclamato come una delle più originali tra le nuove leve dell’animazione Giapponese, il regista Maasaki Yuasa porta in dote alla serie una visione fuori dal comune. Grazie a una direzione artistica espressionista e antinaturalista, i personaggi si deformano, perdono le proporzioni e si trasformano in schegge impazzite sull’onda dei moti dell’animo. I colori acidi e la colonna sonora elettronica fanno il resto, bombardando i sensi dello spettatore mentre le vicende narrate fanno lo stesso con la sua coscienza.

5. Anche il Diavolo piange

La brevità delle puntate non aiuta a dare respiro alla narrazione: molti passaggi risultano affrettati, alcuni processi psicologici dei personaggi non sono sempre sviluppati in maniera coerente e altri avrebbero certamente meritato più spazio. A ciò si aggiungano animazioni non sempre allo stato dell’arte e persino riciclate da un episodio all’altro. Molti hanno visto in questi aspetti i sintomi di una produzione affrettata e poco curata ma forse, al contrario, si potrebbe trattare di un omaggio di Yuasa all’anime originale, prodotto in un epoca in cui l’economia delle animazioni e il loro riciclo erano alla base delle produzioni giapponesi.

Francesco Cirica

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