Voto

6

Rocky “the Italian Stallion” Balboa ormai ha qualche annetto di troppo per tornare sul ring. Forse ne aveva qualcuno di troppo anche quando alla veneranda età di cinquantanove anni sfidò l’allora campione del mondo Mason Dixon, ma se la cavò con i soliti lividi e occhi pesti. Balboa sembra aver perso ogni voglia di combattere e gestisce serenamente il suo ristorante italiano, ma l’arrivo del figlio illegittimo di uno dei grandi avversari del passato ritorna. Con la pretesa di essere allenato, il figlio di Apollo Creed si fa avanti senza tergiversare troppo: Balboa si ritrova a bordo ring e Stallone con un Golden Globe tra le mani.

Adonis Creed, figlio d’arte tormentato dal ricordo di un padre mai conosciuto, è il protagonista dell’ennesimo sequel della saga. Il regista Ryan Coogler inserisce con il contagocce delle dosi di novità, evitando così di intaccare una struttura narrativa e registica ormai consolidata. Un omaggio a un mito oppure una mancanza di originalità?

Una delle pecche sostanziali della pellicola è l’eccessiva durezza degli incontri, che sembrano più uno scontro tra gladiatori disarmati piuttosto che un’esibizione moderata da un arbitro – si suppone – competente e responsabile.  Nonostante la gloria della quale Stallone si è ricoperto grazie ai film di Rocky, questo ennesimo sequel è un pugno che è ben lontano dall’essere un colpo da KO.

Andrea Passoni