Voto

9

Uscito per Domino Records con tre giorni di anticipo rispetto alla release-date prevista, Freetown Sound è l’ultima creazione artistica di Blood Orange, che – come ha dichiarato il cantautore in una conferenza stampa– ha riversato in musica “la mia vita, la mia educazione, l’essere una persona di colore in Inghilterra e l’esserlo in America”.

La cultura black è il minimo comune denominatore estetico, musicale e contenutistico che attraversa le 18 tracce dell’album. I riferimenti al black sono evidenti fin dalla copertina, dove campeggia un poster che ritrae Michael Jackson, la cui influenza emerge anche musicalmente (in But You la voce di Hynes ricorda molto la sua). Mentre, da un punto di vista artistico, l’aura che aleggia lungo tutto l’album è quella di Prince. Il risultato è una produzione che lega l’R’n’B, essenza del disco, al pop, al soul  e al rock.

Venendo ai contenuti, Freetown Sound intrattiene un forte legame con il contesto storico e sociale della comunità black di oggi. Partendo dal titolo dell’album, che corrisponde al nome della città della Sierra Leone dove nacque il padre di Blood Orange, traccia dopo traccia il disco diventa un raccoglitore di testimonianze culturali. Vengono infatti campionati numerosi discorsi socio-politici: in By Ourselves è stata inserita una parte del poema For Colored Girls di Ashlee Haze (ode al femminismo e a iconiche donne di colore come Missy Elliott), mentre in With Him sono presenti spezzoni di Black is… Black Ain’t, documentario del 1994 di Marlon Riggs. Freetown Sound indaga, inoltre, il rapporto tra la cultura black e la religiosità, riferendosi a Le Confessioni di Sant’Agostino in Augustine, e tra la polizia e la comunità afroamericana in Hands Up.

Infine, non si può dire che manchino collaborazioni notevoli: Debbie Harry dei Blondie nella bellissima E.V.P., Nelly Furtado in Hadron Collider e Carly Rae Jepsen in Better Than Me, per citare i nomi più noti.

Gaia Ponzoni