Voto

7

Un glaciale e mefistofelico Johnny Depp torna alla ribalta, dopo qualche flop di troppo, interpreta James “Whitey” Bulger – definito l’Osama bin Laden dei gangster –, accusato di 19 omicidi e condannato per 11.

Regia pulita, elegante ed essenziale: poche pretese, pochi fronzoli; la storia di un uomo dai tratti diabolici, Bulger, viene descritta in modo schietto e diretto. Non c’è spazio per virtuosismi cinematografici, Scott Cooper si limita a mostrare la scalata al potere di uno degli uomini più pericolosi d’America, e lo fa attraverso interpretazioni degne di nota, ma che non eccedono. Cumberbatch e Joel Edgerton, tra luci e ombre, ne vengono fuori con due prove più che sufficienti, ma la vera – e tanto agognata – rinascita passa proprio dal protagonista. Depp dimostra, dopo tempo, di essere ancora un interprete con gli attributi, tirando i fili di una sceneggiatura che, privata di questa prova dirompente, ne risentirebbe molto.

Quel che poteva essere un semplice (e come tanti altri) gangster movie diventa un’audace dimostrazione di concretezza.

Christopher Lobraico

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