Voto

8

Ambientazioni minimaliste e uno storytelling semplice e diretto. Big Red Machine nasce dall’incontro tra Aaron Dessner, chitarrista dei The National, e Justin Vernon, eclettico frontman della band Bon Iver. Con Big Red Machine i due cantautori dimostrano tutta la loro genialità nella gestione di differenti generi musicali, sui quali spiccano prepotentemente il folk e l’elettronica.

Gratitude, secondo brano della tracklist, amalgama sapientemente il folk-rock delle chitarre ai frammentari sample elettronici e al cantato mellifluo, che lentamente lambiscono l’intero brano. Di diversa concezione è Lyla: le metriche in salsa rap agiscono in contrapposizione ai ritornelli melodici, raggiungendo un equilibrio all’interno del beat di matrice hip-hop che lentamente si dipana nel brano. Questa differenziazione è ancora più evidente in Hymnostic, una ballata gospel di intima caratterizzazione, e in Melt, in cui la quasi totale assenza di elettronica lascia spazio a un alternative-rock più classico, creando un ensemble nettamente più energico rispetto alle precedenti tracce.

Il progetto Big Red Machine è innovativo e imprevedibile, così come il prodotto che ne risulta. Questa commistione di differenti idee e artisti vede la luce grazie a una nuova piattaforma di condivisione musicale, PEOPLE, ideata dal duo statunitense insieme ad altri musicisti. Un progetto nel progetto, dunque, per esaltare la creazione condivisa e a valorizzare nuovi strumenti di diffusione.

Sabino Forte

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