Voto

5.5

Gli dei vivono nel cielo. Gli uomini abitano sulla Terra. Sotto il mare, invece, c’è il regno degli Altri, esseri a metà tra i due mondi preposti al controllo degli eventi naturali. Ma l’equilibrio su cui tutto si fonda viene sconvolto dalla giovane Chun, disposta a mettere in discussione persino il Cosmo per salvare l’anima dell’umano di cui si è innamorata.

Dopo 12 anni di lavorazione e una vasta campagna di crowdfunding, i registi Liang Chuan e Zhang Chu portano sullo schermo il mito taoista di Zhuangzi con un film d’animazione che strizza l’occhio alla mitologia e uno allo Studio Ghibli. Lo stile dei disegni è infatti un palese omaggio alle opere di Takahata e Miyazaki, alle quali viene reso onore attraverso a un alto livello di fluidità e spettacolarità, anche se ottenuti con un massiccio ricorso alla computer grafica.

Tuttavia, non si può dire lo stesso del comparto narrativo, spesso lacunoso, al punto da mettere a repentaglio non tanto la comprensione degli eventi quanto l’evoluzione dei personaggi e la loro collocazione nel mondo fantastico. Le regole di questo universo Altro sono passate sotto silenzio – o forse solo date per scontate –, impedendo allo spettatore (quello occidentale, perlomeno) di districarsi nella fitta selva di personaggi secondari. L’onnipresente voce fuori campo interviene continuamente, in un disperato tentativo di coprire i buchi della sceneggiatura.

Ciononostante, Big Fish & Begonia riesce a toccare il cuore dello spettatore con una splendida caratterizzazione dei personaggi; come la vecchia strega che trascorre l’eternità circondata da gatti o le tante creature strambe e adorabili che conquistano l’occhio anche solo per un’inquadratura. Dietro al racconto si avverte inoltre la presenza di una filosofia e di un’etica sconosciute alla maggioranza dei film d’animazione occidentali: non solo la morte non è un tabù, ma, anzi, viene inserita all’interno di un ordine naturale il cui equilibrio va ben al di là del singolo individuo. Una visione che assegna un peso a ogni azione e ogni decisione della protagonista, legandole all’inevitabile dramma della responsabilità.

Francesco Cirica

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