Voto

8

La fantascienza sta vivendo una seconda giovinezza grazie a opere che ne hanno rivendicato il valore artistico (da Gravity a Interstellar).

Arrival di Denis Villeneuve, basato sul racconto Storie della tua vita di Ted Chiang, oltre a confermare questa tesi, pone il genere sotto una luce ancora diversaDodici navi aliene sono sospese sopra altrettante località e i protagonisti (tra cui una formidabile Amy Adams) hanno il difficile compito di trovare un linguaggio comune; mentre il resto del mondo, spaventato da un fenomeno che non è in grado di capire, è sul piede di guerra. Ed è proprio la comunicazione il tema centrale del film: Villeneuve mette in evidenza quanto essere disposti a dialogare sia fondamentale per sottrarsi all’ennesimo conflitto non necessario.

Il ritmo ansiogeno – già marchio di fabbrica di Sicario e Prisoners – stimola l’attenzione senza mai annoiare, soprattutto grazie all’abilità dello sceneggiatore Eric Heisserer nell’evitare i cliché più fastidiosi che avrebbero reso banale un soggetto fortemente influenzato dai grandi capolavori del genere fantascientifico. Arrival è un’opera intima e sofisticata che ricorda l’estetica di Kubrick (2001: Odissea nello spazio) e l’approccio di Spielberg (Incontri ravvicinati del terzo tipo) ma non scivola mai nel déjà vu.

Christopher Lobraico