Voto

8

Pare inarrestabile l’enfant prodige canadese Xavier Dolan che, giunto alla regia del sesto film a soli 27 anni, non sbaglia un colpo. In questo caso vince il Grand Prix della Giuria al Festival di Cannes 2016 con una storia di volti dipinti, tiepidi e lumeggiati dalle vive emozioni che l’autore vi instilla. Il volto protagonista è quello ermetico ma intenso di Louis (Gaspard Ulliel), scrittore di successo omosessuale e affetto da HIV che torna a casa dopo dodici anni per comunicare alla famiglia la propria morte imminente. Gli altri volti sono quelli della madre che non lo comprende (Nathalie Baye), della sorella che non lo conosce (Léa Seydoux), del fratello che lo contrasta (Vincent Cassel) e della cognata che non ha mai visto (Marion Cotillard).

Gli ambienti claustrofobici svelano la provenienza teatrale del soggetto e appesantiscono un’atmosfera già oppressa dall’estrema staticità delle inquadrature, che annienta ogni movimento di camera per installarsi spietatamente sui volti dei protagonisti. Campi e controcampi drammatizzano la calcolata indolenza dei dialoghi e scandiscono un tempo che pare infinito allo spettatore, sempre più turbato dall’imbarazzo delle conversazioni. Ma, se da un lato l’aura di attesa e sospensione con cui Dolan avvolge ogni scena insinua un turbamento sempre crescente nel pubblico, dall’altro ne trattiene lo sguardo, attraendolo nel fatale mondo del non detto.

Al centro della scena si staglia invincibile la morte ma non se ne parla, affiancata dalla malattia che avanza invisibile e dall’omosessualità latente e mai confessata. Tutto giace nel non detto, nel mondo al condizionale delle conversazioni che Louis vorrebbe affrontare e delle confessioni di cui vorrebbe liberarsi. Ma ogni intenzione si perde nella dimensione del “se” e, tra urla e isterismi del fratello e della madre, è nel silenzio assordante che si consuma il dramma di Louis.

Se Gaspard Ulliel sorprende per l’alta carica drammatica della sua interpretazione, non vale lo stesso per Vincent Cassel e Marion Cotillard che, ormai veterani di un cinema denso e vigoroso, si riconfermano interpreti eccezionali.

Giorgia Maestri

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