Voto

8

In 16 anni di carriera il collettivo animale di Baltimora, fondato nel 2000 dall ‘unione delle diverse e complesse personalità di Panda Bear (Noah Lennox), Avey Tare (David Portner) e Geologist (Brian Weitz), ha affrontato un percorso artistico che, nato dalle onnipresenti influenze delle sonorità pop dei primi anni ’60 (Beach Boys e Brian Wilson tra tutti, ma anche i Beatles di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band), si è arricchito di sonorità folk e ha continuato a rivoluzionarsi con sperimentazioni elettroniche e psichedeliche. Il nome Animal Collective, così, è riuscito a creare un proprio immaginario unico e riconoscibile all’interno del panorama musicale.

Painting With, l’ultima fatica discografica degli Animal Collective, seppur concepito e nato secondo modalità totalmente diverse dai precedenti lavori del gruppo, non delude le aspettative e centra l’obiettivo: tracce brevi (ispirandosi alla tendenza punk) in modo da creare un’energia che possa abbracciare tutto l’album e allo stesso tempo rinnovarsi pezzo dopo pezzo.

La prima traccia (FloriDada) – che è anche il primo singolo dell’album – apre le porte di una realtà fantasiosa e psichedelica fatta di luci stroboscopiche e colorate: veniamo catapultati, come Alice nel Paese delle Meraviglie, in un altro mondo, lontano, costruito su beat serrati e coinvolgenti, sintetizzatori e drum-machine che si intrecciano e si rincorrono in loop ipnotici, accompagnati da percussioni tribali e primitive. A differenza dei lavori precedenti, le linee vocali di Lennox e Dave si incontrano, si scontrano, raddoppiano e si sovrappongono andando ad amalgamarsi perfettamente con la parte ritmica e melodica.

Il risultato è un album elettronico e pop allo stesso tempo, a tratti disturbante e straniante per tutte le sue sfaccettature. Questo connubio eccentrico è proprio ciò a cui ci hanno abituato gli Animal Collective.

Eleonora Orrù

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