Voto

7

Il nuovo album di Anderson porta armonie e atmosfere caldissime nel periodo più freddo dell’anno: Malibu è un concentrato di energia e originalità. Le sedici tracce sono perfettamente calibrate nelle strutture e governate da un impeccabile senso della misura, amalgamato con la ricca varietà di stili e influenze da cui Anderson Paak attinge. Ma, nonostante ogni brano si distingua notevolmente dagli altri, rimangono tutti coerenti con la visione d’insieme del disco, che non viene mai sbilanciata.

L’artista padroneggia magistralmente le differenti scene della musica black: Malibu è saturo di rythm and blues anni Cinquanta/Sessanta, dell’eleganza soul (si pensi all’opener The Bird), accenni gospel (a metà di The Season/Carry Me) e vigorose tinte funk (soprattutto in Come Down e in Am I Wrong). È anche molto evidente l’influenza di artisti contemporanei come Kendrick Lamar (soprattutto il Kendrick eclettico di To Pimp a Butterfly), Frank Ocean e D’Angelo.

Tra beats sincopati, qualche loop di piano e cori gospel, la voce di Paak non passa inosservata, si fa notare, caldissima e pulita.

Valeria Bruzzi