Voto

6.5

Un gruppo di nerd cinefili e disoccupati si fa strada in una Napoli ben descritta nella sua autoreferenzialità, nel suo essere un microcosmo a sé stante, alienato dal resto del mondo. Finché il desiderio di evadere li porterà fin nello spazio.

I disincanti della società contemporanea vengono così introdotti all’interno di una pellicola demenziale, spogliati però di ogni connotazione drammatica: emerge soltanto il lato più clownesco della disoccupazione. La comicità senza elitarismi dei The Jackal rende inoltre Addio fottuti musi verdi un film accessibile a chiunque: scena dopo scena, gag dopo gag, la pellicola si trasforma in un “teatro dell’assurdo” che mescola demenziale e fantascientifico, puntellata di citazioni alle serie televisive più in voga (Gomorra, tanto per citarne una).

Ben curata la scenografia, credibile il look eccentrico e rétro (quasi glam rock) degli extraterrestri, attinto direttamente dall’immaginario comune, e simpatica la comparsata autoironica di Gigi D’Alessio, che tanto ricorda quella di Elton John nel recentissimo Kingsman – Il cerchio d’oro. Ma non è tutto oro quello che luccica: la comicità spesso ripetitiva dei The Jackal rallenta il ritmo della pellicola e costringe a una brusca accelerata nel secondo tempo che conduce a un finale un po’ raffazzonato.

Federica Romanò